Goscinny, dall'idea allo schermo (thesis on Astérix in Italian)

Tesi di laurea sulla scrittura di Astérix e Cleopatra, dal copione iniziale, al fumetto, al cartone animato.

In order to complete their "Laurea" (Bachelor’s Degree), each Italian student has to submit a thesis. In my case, it was a study on the French comic "Astérix", more specifically the album and cartoon "Astérix and Cleopatra".

It contains a detailed biography of Goscinny (mostly based on the ["Goscinny : Profession Humoriste" documentary](Goscinny : Profession Humoriste)), a study of humour (mostly based on Attardo’s "Humorous Texts: A Semantic and Pragmatic Analysis") and some original research. I share it here in an (hopefully short!) effort to provide more details about my background, as requested by some readers.

UNIVERSITADI GENOVA

University of Genova

Corso di Laurea in LINGUE E LETTERATURE STRANIERE

René Goscinny

GOSCINNY: DALLIDEA ALLO SCHERMO

Anno accademico 2001/2002

Quando ho scelto Astérix come tema di tesi ero spinto soprattutto dall’ amore per questa serie e dall’esistenza di una vasta letteratura sull’argomento. "Tra gli albi che ho letto e tutte le monografie che ci sono la tesi è già scritta", mi dicevo…

Pochi giorni dopo stavo già leggendo "Astérix, l’épopée burlesque de la France", in cui André Stoll snocciola, con una facilità sconcertante, una marea di riferimenti e simboli nascosti nella serie. Ero con la bocca aperta, perso in queste disquisizioni, quando Goscinny mi ha richiamato all’ordine. Sfogliavo una delle sue interviste e con un dito minaccioso mi ha ammonito:

« Les exégèses… quand elles ne correspondent pas a ma pensée, pour moi, il n’y a rien à faire: elles sont fausses ! Elles sont fausses puisque je suis le seul à savoir dans quel esprit j’ai crée quelque chose. C’est pour ça que les discussions savantes me paraissent toujours inutiles, car il n’y en a qu’un qui a raison : l’auteur ! En ce qui me concerne des gens m’ont explique des choses absolument insensées et quand je leur disais : "Mais non!" ils ne voulaient rien savoir ! »

Come potevo capire un autore facendo esattamente il contrario di ciò che pensa? Era lui stesso a mostrarmi la via, dovevo lasciare le "discussions savantes". "Il n’y en a qu’un qui a raison: l’auteur", la frase mi rimbombava nelle orecchie… In mancanza d’altro (da 25 anni Goscinny è il comico ufficiale del Paradiso) ho deciso di raccogliere una piccola documentazione, libri come "Il linguaggio del fumetto", "film animation: a simplified approach", "The animator emergency book"… Insomma l’armamentario dell’aspirante cartoonist.

Con questa breve formazione ho riletto le interviste di Goscinny e l’ho ascoltato come avrebbe fatto un apprendista di redazione. Ho seguito tutti i passaggi che hanno portato Astérix et Cléopâtre dagli appunti del suo autore al fumetto e infine al film uscito nelle sale.

Che tesi ne è nata? Spero qualcosa di piacevole da leggere, ricco di aneddoti e di scoperte curiose, che vi permetta di conoscere il mondo del fumetto e godere al meglio delle storie di Astérix. Credo che Goscinny ne sarebbe contento.

La mia gratitudine va ovviamente alle fonti che ho avuto a disposizione: innanzitutto al sito ufficiale di Goscinny (http://www.goscinny.net) , per aver reso pubblico il synopsis di Astérix et Cléopatre, agli autori del documentario “Goscinny, profession humoriste”, dal quale provengono le immagini di questa tesi. Un grazie sincero va infine a Matteo Rabolini ed a Roberto Rizzello, senza i quali il cui aiuto l’analisi della musica non sarebbe mai stata possibile.

NOTA BIO BIBLIOGRAFICA

René Goscinny nasce il 15 agosto 1926 a Parigi. Sua madre è ucraina, suo padre ebreo, di Varsavia. Quando ha solo 2 anni suo padre trova un posto come ingegnere a Buenos Aires: è in Sud America che il piccolo René scopre la letteratura (Tarzan, les Pieds Nickélés, Zig et Puce).

Young GoscinnyRené Goscinny

I Goscinny mantengono i contatti con la madre patria: vanno in Francia appena possono e mandando i figli nelle scuole francesi. Il padre muore una settimana dopo la consegna dei diplomi. Il futuro umorista è orfano e deve cercare lavoro. Il primo impiego è come aiuto contabile, ma rapidamente passa al mestiere, come apprendista disegnatore in una agenzia pubblicitaria. Ha 18 anni, e sogna di lavorare un giorno per Walt Disney.

Il giorno sembra arrivare quando uno zio gli scrive, invitandolo a trasferirsi nella Terra delle Opportunità. Il giovane nipote lo prende in parola ed il 17 ottobre 1945 sbarca a New York senza quasi sapere l’inglese e senza nessuno che lo aspetti, tranne l’esercito. Sceglie l’armée francese, per scoprire le proprie radici (senza pagare il viaggio).

Terminato il servizio militare per Goscinny iniziano sette anni difficili, che non amerà ricordare. Condivide i suoi panini con Wili Elder, Jack Davis e Harvey Kurtzman, futuri padri della rivista demenziale MAD.

Ma all’epoca si limitano a vivacchiare in attesa del Grande Giorno. Il futuro scenarista decide di lasciare i suoi lavoretti saltuari per unirsi a loro, con ben poca fortuna. Infatti riceve innumerevoli lettere di rifiuto, e quando finalmente riesce a farsi assumere, come illustratore per l’infanzia, il suo editore fallisce.

Goscinny ha spesso ripetuto che l’ambizione della sua vita era di diventare umorista, far ridere la gente, ma non sapeva ancora come raggiungere il suo pubblico. Non poteva certo fare l’attore o lo scrittore, visto che quasi non conosceva la lingua. Gillain e Morris, due disegnatori europei emigrati negli Usa, gli proporranno il fumetto. Ai suoi inizi Goscinny è costretto a fare i propri disegni. Non essendo molto dotato doveva sopperire attraverso la sceneggiatura. Ad esempio odiava disegnare le auto, e per evitare il problema quando i suoi personaggi avevano fretta… si mettevano a correre!

Nel 1951 gli stessi Gillain e Morris presentano Georges Troisfontaines, direttore di una agenzia stampa in Belgio. « Lorsque vous passerez à Bruxelles ou à Paris, venez donc me montrer votre travail »[1]

Nell’ ambiente è una semplice formula di cortesia, ma al neo fumettista basta per imbarcarsi e presentarsi un mese dopo con diciannove tavole di Dick Dicks, la sua prima serie. Troisfontaines è colpito e si impegna, con poco successo, per venderla ai giornali del paese.

Albert UderzoAlbert Uderzo

Albert Uderzo lavora da alcuni anni per France Dimanche, facendo reportages disegnati. Il redattore sentiva vagamente una notizia, inventava i dettagli e dava al disegnatore le indicazioni per una bella tavola drammatica. È un lavoro ben pagato, ma di ripiego. La BD del dopoguerra è ancora troppo debole per garantire uno stipendio.

Ma un giorno si presenta un certo Yvan Chéron, proprietario di una agenzia stampa belga, che propone di fare fumetti. Il Belgio di quegli anni é l’Eldorado della Strip e Uderzo accetta l’invito a Bruxelles. Lì Yvan Chéron e il suo amico Georges Troisfontaines hanno fondato due agenzie indipendenti, la World Press e la International Press, ma condividono gli stessi locali e gli stessi autori!

Fin dalla prima sera il disegnatore è più o meno certo di lavorare per l’una o per l’altra, ma non si ricorda quale, colpa della birra belga. Qualche giorno dopo il suo tavolo da disegno trasloca nell’ufficio di Parigi dell’agenzia. Nel dicembre del 1951 Uderzo sta finendo in tutta frettaBelloy, le chevalier sans armure. La colpa non era sua, ma dei soliti ritardi di Jean-Michel Charlier, come spiega in questa intervista:

« Il travaillait trop, il travaillait vite et il était régulièrement en retard. Le retard d’un scénariste touche très directement un dessinateur. Charlier avait toujours en réserve une explication cocasse: soit il avait dû se rendre à un enterrement (on mourait énormément autour de lui), soit il avait perdu la chemise (…) qui contenait ses textes, soit on lui avait volé sa machine à écrire, soit la poste ne faisait pas son travail car il m’avait expédié ses textes la veille. (…) Il n’a jamais été possible de lui faire avouer l’évidente et simple raison de ses retards: trop de travail » [2]

Per recuperare un po’ del tempo perduto, World Press utilizza come corriere un giovane venuto dall’America ed ancora senza contratto. Goscinny e Uderzo si incontrano per la prima volta, scambiandosi un lungo imbarazzato silenzio. Per l’umorista questo è un anno difficile, da disoccupato, ma deve resistere finché Dick Dicks non viene pubblicato. Nel frattempo scrive le prime sceneggiature per Lucky Luke. Morris, al secolo Maurice de Bévère, è subito colpito dalla professionalità di Goscinny. Fra le sue mani la serie si trasforma: Lucky Luke diventa una caricatura del Western, con tanto di cavallo parlante. E senza violenza. La censura ha sicuramente un suo peso nella scelta: era ancora molto forte ed era già riuscita a bandire personaggi di successo come Tarzan e Superman. Ma rinunciare ai duelli all’ultimo sangue diventava soprattutto una sfida: eliminare il cattivo con una trovata sempre nuova.

Lucky LukeLucky Luke

L’epoca è avara per gli autori: nonostante il suo ruolo nella serie, Goscinny deve rimanere nell’ombra e può apporre solo le sue iniziali R.G. Inizierà a firmare per esteso solo perché Gorges Remy, alias Hergé, teme possibili confusioni!

Dick Dicks trova un acquirente, la Wallonie, e l’autore si trasferisce nell’ufficio parigino della World Press. Stringe amicizia col suo vicino di scrivania, Albert Uderzo, che lo accompagna spesso in macchina fino a "casa" (una stanza in affitto). Troisfontaines affida loro un compito inatteso: la rubrica del galateo, sul femminile Bonnes Soirées! Per scriverne i suoi testi si rifanno ad un manualetto belga pieno di regole comicamente desuete. Tra una risata e l’altra i due imparano a lavorare insieme. Uderzo ricorda così i loro primi anni di collaborazione

« Nous avions besoin de nous reposer l’un sur l’autre, nous étions dans une situation financière difficile et dans une époque très difficile sur le plan professionnel. Le dessinateur était bien peu reconnu, tandis que l’auteur des textes était complètement ignoré » [3]

da Jean Pistolet ad Astérix

Uderzo lavora principalmente per serie "realiste", all’americana. Controvoglia, perché la sua passione rimane la comicità: ogni foglio viene sistematicamente riempito di caricature. Il due provano il lavoro in coppia: nasce così Jehan Pistolet, corsaire prodigieux, testi di Goscinny e disegni di Al Uderzo.

Nel 1952 World Press sogna un grande lancio negli Stati Uniti ed il duo risponde con una nuova serie: Oumpah-Pah le peau-rouge. Un indiano moderno con lavatrici e televisori sotto il teepee. Desolante il commento di Paul Dupuis, il potente editore di Tintin « C’est pas mal, les petits, continuez à vous entraîner… » [4]

I due fumettisti ricordano quegli anni come un lavoro ininterrotto: Jehan Pistolet, Benjamin et Benjamine, Luc Junior, collaborazioni, racconti… Accompagnano Troisfontaines, il patron, nei Jazz Club e al Crazy Horse, ma quando rientrano tornano rapidamente al tavolo da disegno. I debiti non aspettano, nemmeno se sono le tre del mattino. E quando Troisfontaines riaffiora, nel primo pomeriggio, li trova ancora lì! Non c’è pensione né mutua per i “fumettari”, non è un lavoro vero.

Le Petit NicolasLe Petit Nicolas

Nel 1955 inizia una serie unica nel suo genere, per la quale René Goscinny prova una tenerezza particolare. Prima come fumetto, e poi come testo illustrato, immagina con Sempé il racconto in prima persona della vita di un bambino, le petit Nicolas. Non il solito Pierino, ma un bambino normale: goloso, chiacchierone, che ama giocare e divertirsi. I bambini si ritrovano in Nicolas, nella sua psicologia, mentre gli adulti assaporano l’ironia e ricordano la loro infanzia.

Nel 1956 Goscinny viene licenziato in tronco da Trois Fontaines, convinto che l’ umorista sia diventato un agitatore sindacale. Goscinny ricorda l’accaduto:

« Un jour, vers 1956, des dessinateurs belges et français qui ne se voyaient jamais ont décidé de se réunir pour discuter des problèmes de travail, de contrats… Cela se passait à Bruxelles et on m’y a invité. Je n’avais pas d’albums, le problème des contrats ne me concernait pas tellement. J’y suis donc allé surtout par curiosité et pour connaître du monde (c’est là que j’ai connu Franquin). En haut lieu on a eu très peur que cette discussion ne débouche sur un syndicat et, pour l’exemple, Troisfontaines m’a foutu à la porte le lendemain »[5]

E Goscinny, che lavorava in esclusiva, rimane con un pugno di mosche. Fortunatamente la redazione di World Press decide di mettersi in proprio. Nasce Edipresse, agenzia di stampa e pubblicità. Jean Hébrard porta il denaro e i locali, Goscinny, Uderzo e Charlier contribuiscono en nature, cioè con il loro lavoro.

Tutto ruota attorno alla pubblicità. La commessa principale è Pistolin il giornale pubblicitario della Chocolat Pupier. A questa si sommano in seguito le storie pubblicitarie per la Chambre syndicale de la Margarine, Pétrole Hahn con la sua famille Cockalane, la Chambre syndicale de la Haute Couture… Gli sforzi per evitare che in ufficio si incontrino Moda e Margarina sono epici. [6]

Edipresse accetta ogni lavoro, Goscinny e Uderzo fanno addirittura delle storie realiste. Non è il momento per fare i preziosi: la pubblicità è instabile, da un giorno all’altro il cliente può stufarsi del giornale e regalare posate. Nel frattempo Goscinny moltiplica le collaborazioni: Franquin, Tibet, De Moor, Maréchal, Macherot, Attanasio, Berckmans… L’ esperienza World brucia ancora e vuole evitare ad ogni costo che si possa ripetere. Poi, come dice lui stesso « Puis les cicatrices se sont fermées et j’ai un peu ralenti »[7]

Grazie a questi nuovi contatti il Journal de Tintin accoglie nelle sue pagine alcune storie Uderzo-Goscinny. Poco dopo giunge la grande rivincita: pubblicare quell’ Oumpah-Pah che Dupuis aveva snobbato sei anni prima! La serie viene ritoccata, ambientandola nel 1700 e affiancando al pellerossa un incipriato colonizzatore: Hubert de la Pâte Feuilletée. Le storie sono molto belle, ma un sondaggio dell’edizione belga del giornale mette la strip al dodicesimo posto. L’orgoglio dei due è ferito e, ormai impegnati su dei nuovi progetti, decidono di interrompere la serie,

Infatti nel 1959 Radio Luxembourg ha fatto proposta coraggiosa: fondare un giornale per i giovani, sfruttando la FM come supporto pubblicitario. Fondare un giornale è una prospettiva allettante, che Goscinny sconta con un anno intero di contrattazioni e tavole rotonde: tutti a Radio Luxembourg vogliono dire la loro! François Clauteaux, futuro direttore, inventa il titolo: Pilote, il giornale che pilota i bambini.

Le fatiche di Goscinny sono ricompensate: Pilote è il primo magazine francese a fumetti, e l’unico ad essere diretto dai suoi stessi autori, una vera rivoluzione. Charlier e Goscinny si dividono i compiti: il primo controlla le storie realiste, il secondo quelle comiche. Lavorano uno di fronte all’altro: la scrivania di Goscinny è vuota, impeccabile, mentre quella del ritardatario Charlier straripa di oggetti che regolarmente invadono il campo del collega… [8]

Riunire la redazione è difficile, Edipresse è sulla lista nera e gli editori minacciano di licenziare chi collabora. Nonostante tutto il giornale esce il 29 ottobre 1959, lanciato da un giorno intero di pubblicità alla radio. « Le grand magazine illustré des jeunes » vende 300.000 copie in un giorno!

PiloteIl primo numero di Pilote

Per la prima volta un giornale è pensato per gli adolescenti, e non per i bambini. Il tono liceale, potache, è nuovo e divertente. Giochi ed articoli occupano più pagine che i fumetti, ma la loro qualità rimane altissima. Le Petit Nicolas di Goscinny-Sempé, Michel Tanguy di Charlier-Uderzo, Le Démon des Caraïbes di Charlier-Hubinon…

AstérixLa prima apparizione di Astérix E su Pilote debutta anche una nuova serie, introdotta da un breve commento

«Asterix incarne malicieusement toutes les vertus de nos ancêtres les Gaulois. L’humour de René Goscinny e de Al Uderzo vous fera aimer ce petit guerrier moustachu, personnage nouveau dans le monde des bandes dessinées » [9]

Astérix

L’intenzione di François Clauteaux, direttore del giornale, era di dare ai lettori un po’ di folklore francese, invece dei soliti gialli e western . Goscinny e Uderzo decidono allora di adattare a fumetti le Roman de Renart. Diverse tavole sono ormai pronte quando un loro amico li avverte che è già stato fatto. Una catastrofe, e giusto prima delle ferie!

Bisogna trovare una nuova idea: il caldo è soffocante, le sigarette ed il Pastis scendono rapidamente. Uderzo ricorda così il lungo brain storming con cui è nato Astérix.

« René m’a dit "Récite-moi les grandes périodes de l’histoire". J’ai commencé à l’époque du paléolithique et quand je suis arrivé aux Gaulois, il m’a arrêté. Nous nous sommes rappelé la leçon d’histoire de notre enfance (…) Nous ignorions heureusement Totorix, de Johan Nohain et Aviorix, de Cheneval. Le seul Gaulois que nous avions en mémoire était Vercingétorix » [10]

I Galli, sconfitti, depongono le armi ai piedi di Cesare… Invece no! Un villaggio, abitato dai cugini di Vercingétorix, resiste ancora all’invasore. Goscinny, fan del calembour, crea i primi abitanti: Panoramix, Assurancetourix, Abraracourcix… I due ridono di gusto. Per il personaggio principale viene scelto Astérix, per ragioni bassamente pratiche. Le collane di fumetti sono in ordine alfabetico: trovarsi in cima è un ottima pubblicità

Trovata l’idea si aggiungono i dettagli. Consultano il loro vecchio manuale scolastico, il Mallet-Isaac, ritrovano druidi, bardi, guerrieri, e robaltano il tutto. La comicità è prendere in contropiede i luoghi comuni. Il bardo canta male, la pozione sa di aragosta e l’eroe è un soldo di cacio!

Nei primi schizzi di Uderzo Asterix era alto e atletico, sarà Goscinny ad insiste per farne un omuncolo.. Ciò che aveva in mente era un antieroe, un personaggio più astuto che forte, con un carattere rissoso, da gallico. Come spiega Uderzo

« C’était une vengeance par rapport à ce que l’on nous demandait auparavant, des personnages beaux et sympathiques auxquels les enfants pouvaient s’identifier. C’était mièvre» [11]

Nuove discussioni, nuovi bozzetti. Il gallico esce allo scoperto. Un bel nasone, baffi spioventi ed un casco con ali mobili. La matita riesce nell’exploit di fare una caricatura dei galli senza urtare il lettore. Si tratta pur sempre de nos ancêtres, delle radici della Nazione.

Uderzo insiste affinché Astérix abbia una spalla. Un personaggio grasso, placido e gioviale, che non porta ancora un menhir, ma un’ascia. Durante la prima avventura ha un ruolo di contorno, limitandosi ad aspettare il ritorno del protagonista. Goscinny lo recupera nelle avventure successive e ridistribuisce i ruoli: Astérix diventa un eroe a tutto tondo, limitato solo dal fisico mentre i difetti franco-gallici vanno a ricadere sul suo compare: Obélix lo suscettibile, l’irascibile, il goloso…

Il villaggio viene posizionato in Armonica. Fior di analisi sono state fatte su questo dettaglio: la Bretagna come alto simbolo di testardaggine contadina e di ostilità al centralismo di Parigi [12]. La realtà è molto più prosaica: per Goscinny ogni posto andava bene, e Uderzo ha scelto la Normandia perché si ricordava bene dei suoi paesaggi.

Il villaggio ha sempre delle scaramucce a portata di mano grazie agli accampamenti romani che lo circondano. Ma come in Lucky Luke le battaglie sono incruente. Occhi neri e braccia rotte, ma nulla di irreparabile. Obélix l’ha capito bene « Dis Astérix, on va jouer avec les Romains? ».

Settembre si avvicina ed il ritardo è notevole. Uderzo non può nemmeno studiare i personaggi minori; li inventa vignetta per vignetta. Il risultato è speciale. L’angolo della posta, i conoscenti, tutti elogiano Astérix come la vera star di Pilote.

Uderzo, Charlier and Goscinny Uderzo, Charlier e Goscinny

La vita in redazione è idilliaca. Francois Clauteaux è redattore capo, ma la squadra di Edipresse rimane l’anima del giornale. Niente più ordini commerciali, pubblicitari, psicologici, pedagogici… Ciascun autore è padrone del proprio lavoro e della propria libertà.

Ma nel 1960 gli investitori Courtaud et Ribière decidono di passare la mano, in cerca di un investimento più sicuro. Strangolato dai debiti Pilote non esce per tre settimane, e viene messo in vendita. Jean-Michel Charlier fa pressione su Charles Dupuis, ma anche la Hachette esita. La società viene infine rilevata, per un franco simbolico più i debiti da Georges Dargaud, fino ad allora semplice distributore di Tintin.

Al contrario degli altri è convinto di aver fatto un affare e per prima cosa crea una collana di album raccogliendo le migliori storie del giornale. La vita in redazione non cambia molto, Dargaud lascia lavorare liberamente i suoi artisti, ma ormai il padrone è lui, e nulla lo tratterrà dal cavarne fino all’ultimo centesimo.

Il primo albo di Astérix le gaulois viene pubblicato nel 1961 in sei mila copie, che si esauriscono rapidamente. Il fumetto vende da solo, senza nessuna pubblicità. Uno schiaffo alle ricerche di mercato dell’epoca, che consigliavano gli eroi giovani e belli ed i temi d’attualità… Il secondo episodio esce un anno dopo, e le vendite raddoppiano.

Avventura dopo avventura la serie si consolida, il pubblico si appassiona e le vendite aumentano in maniera esponenziale. Il logo di Pilote viene modificato per includere Obélix. Nel 1962 nasce Iznogoud. Goscinny si era inizialmente accordato con Tabary per creare una storia poliziesca, ma cambia scrivendo un racconto per le Petit Nicolas nasce un’ idea diversa. Un animatore molto gentile raccontava delle storie ai bambini e in una narrava di un cattivo visir che voleva diventare califfo al posto del califfo.

IznogoudIznogoud

Questo lo ispira per creare una parodia della cattiveria, un personaggio tanto ignobile da diventare simpatico. Iznogoud, il visir che vuol diventare «calife à la place du calife »saràil primo eroe negativo del fumetto franco belga. E se gli album di Astérix sono boulot, da curare in ogni dettaglio, questirimangono un divertissement, in cui Goscinny può lasciarsi lascia andare ai piani più machiavellici, ai colpi di scena più improbabili ed ai calembour più ignobili.

Nel 1963 esce Astérix chez les Goths, nel 1964 Astérix Gladiateur. Per aumentare le tirature bisognerà lottare con Dupuis, che non vuole investire. Se Goscinny si occupa dei contatti con la stampa è Uderzo a parlare d’affari. Per la prima volta il rapporto di forza si inverte e gli autori ottengono un aumento delle royalties.

Gotlib and Goscinny Autocaricatura di Gotlib e Goscinny

Nel frattempo Goscinny ha inaugurato su Pilote la più celebre delle sue rubriche, les Dingodossiers, uno spazio demenziale nel solco di Mad, il giornale americano diretto dagli amici Jack Davis e Harvey Kurtzman. Una collaborazione di due anni e mezzo, che lancerà Gotlib, prima come disegnatore e come autore.

il boom

Idéfix has a name Autocaricatura di Gotlib e Goscinny

Le tour de Gaule esce nel 1965 con una tiratura iniziale di ben 300mila copie, rapidamente esaurite. Il copione prevede che davanti alla salumeria di Lutezia si trovi un cagnolino.

Uderzo pensa ad una piccola gag visiva: far seguire i protagonisti dal cagnolino per tutta l’avventura. Goscinny è d’accordo: l’idea è graziosa e non influisce sulla storia. I lettori adorano il nuovo personaggio e ne votano il nome grazie ad un concorso su Pilote: è nato Idéfix.

Col Tour de Gaule per Astérix si chiude un primo ciclo di avventure, basate soprattutto sulla difesa del villaggio: i Galli compiono i loro primi viaggi. Nel frattempo Dargaud ha deciso di raddoppiare la produzione: non più una, ma due avventure inedite ogni anno, ed a farne le spese è Uderzo, che non può più staccarsi dal tavolo da disegno, nemmeno quando va al mare!

Asterix et Cléopâtre « la plus grande aventure jamais dessinée » è il sesto episodio, il preferito dai collezionisti, e segna la maturità prima del grande boom.

L'Express cover with Astérix

Il 26 novembre 1965, dopo lo Sputnik e l’Explorer One, anche la Francia ha il suo satellite artificiale… si chiama Astérix! Un anno dopo l’Express dedica la prima pagina a « Le phénomène Astérix, la nouvelle coqueluche des Français »[13] mai un fumetto aveva ottenuto tanto. Goscinny e Uderzo non perdono il contatto con la realtà: la pagina vuota è una ottima consigliera. Celebrità o meno agli Uderzo viene comunque negato il mutuo sulla casa: fare fumetti non è una garanzia sufficiente, nemmeno se si tratta di Astérix!

Le combat des chefs e Astérix chez les Bretons raggiungono seicentomila copie in quindici giorni. Inaudito! Goscinny si rende conto della situazione e decide di dedicarsi a tre sole serie: Astérix e Lucky Luke più Iznogoud, la sua personale valvola di sfogo…

Il successo cresce sempre di più e comporta nuove preoccupazioni, critiche e malintesi. Lentamente ma inesorabilmente Goscinny è diventato un capitano d’industria, l’industria Astérix, e forse il ruolo non fa per lui. Lui stesso confessava quante angosce nascessero dal rapporto col pubblico:

« j’ai toujours le sentiment de vivre sur un malentendu. Je dis au gens que je suis drôle et les gens le croient. Ça me parait un malentendu qui devra un jour se résoudre, et c’est très inquiétant. Et ce n’est pas du cinéma que je fais là, c’est un sentiment profond d’ inquiétude constante… Mais, de temps en temps, vous trouvez un truc et vous vous dites alors là, c’est pas mal, je suis quand même le type le plus formidable du monde. Ça dure quatre secondes, cinq au mieux » [14]

Al di là dell’ironia si tratta di un aspetto importante della sua psicologia. Far ridere era il suo mestiere e la sua vita, ma non poteva mai essere sicuro di avere l’indispensabile idea. Quando non la trovava si aggirava abbattuto e frustrato per intere settimane. Sua moglie era così abituata che se dopo due ore di lavoro non lo sentiva parlare di suicidio iniziava a preoccuparsi! [15]

Il giudizio del pubblico lo terrorizzava: dava il massimo per soddisfare i lettori e ad album concluso rimaneva con l’orecchio teso. Se riceveva dieci lettere di lodi e un attacco si concentrava su quest’ ultimo: si deprimeva, si arrabbiava e si offendeva. L’aggressività della stampa non lo ha certo aiutato: in questa intervista Goscinny ricorda le innumerevoli turpitudini di cui è stato accusato, in maniera anche strumentale:

René Goscinny

Vous avez d’abord été le chantre du "Français moyen"..

C’est ça, je suis le prototype du Français moyen! 17 ans en Argentine, 7 ans au Etats-Unis, refusant de faire autre chose qu’un métier de dingue, ayant fait fortune avec une bande dessinée… je suis absolument le prototype du Français moyen!

Ensuite, on a fait de vous un nationaliste forcené…

Un nationaliste xénophobe et ultra chauvin, oui. Encore une fois, ayant toujours vécu à l’étranger, je connais bien le chauvinisme et la xénophobie… Il y a mieux: je suis un affreux raciste ! Alors, ça, je n’accepte pas, je considère que c’est la plus grave des injures. Qu’on ne vienne jamais me dire ça en face, ou c’est tout de suite la baffe sur la gueule! Moi, raciste! Alors qu’une bonne partie de ma famille a terminé dans les fours des camps de concentration! (…)

Je crois que le comble a été atteint quand la Potion magique est devenue la représentation de « l’homme Providentiel »! Ah! oui, la potion magique signifiant le général De Gaulle (…) C’est un type de l’ Express qui a écrit ça. Et quand la couverture "Astérix" est parue, l’ Express a vendu 20% de plus cette semaine-là…

L’auteur de cet article avait reproduit mes propos, sans les transformer comme je l’avais demandé. Mais il s’en ait donné à cœur joie dans sons texte à lui. Et j’ai reçu un coup de téléphone de Servan-Schreiber me demandant si je voulais répondre dans L’Express. Naturellement, j’ai refusé: c’est pas à un vieux singe qu’on apprend à faire des grimaces! [16]

nuovi orizzonti

Pilote diventa « le journal d’Astérix et Obélix » e Goscinny ne diventa direttore. Un settimanale di 60 pagine, con 40 collaboratori, una “macchina da guerra” che utilizza per sperimentare; ai suoi autori non chiede "un western" od "un giallo" ma di esprimersi, di superare i personaggi, di fare delle opere d’autore. Brétecher, Reiser, Moebius, Greg, Tabary, Gotlib… tutti i nomi nuovi del fumetto passano da qui.

Nel 1967 Astérix diventa cartoon… Davanti alle sale un druido distribuisce una calda "pozione magica" ai bambini in fila. Se in Francia il film è un successo, in Germania diventa un vero e proprio trionfo, superando gli incassi del “Jungle book” di Disney…

In Spagna è uscito il primo album tradotto, ed in soli tra anni tutta l’Europa scopre le avventure dei Galli. Tedesco, inglese, finlandese… Nasce addirittura un’edizione in latino, raccomandata dal vaticano.

Pubblicità, sceneggiati, canzoni (nelle top ten del 1967 davanti ai Galli c’è solo Johnny Halliday). Francesi, Belgi, Tedeschi, Scandinavi, Italiani, tutti mangiano, giocano, vestono Astérix. I prodotti su licenza sono gestiti da Dargaud, che vi si dedica con un appetito insaziabile. Un giorno Uderzo vede il suo personaggio in tre enormi pubblicità affiancate, promuovendo tre prodotti diversi. Gli autori temono che il pubblico si stanchi e chiedono di ridurre il ritmo.

Astérix et les Normands esce nel 1967, con una divertente caricatura dei giovani anni ‘60: Goudurix. Il secondo album dell’anno è forse uno dei migliori: Astérix légionaire. Entra in scena Falbalà, capace di far innamorare Obélix e milioni di lettori. Una soddisfazione per Uderzo: il personaggio è la caricatura di sua moglie! Per Goscinny, cresciuto nel culto di Walt Disney, il cartoon rimane una tentazione fortissima e, con l’ indispensabile aiuto di Uderzo e Pierre Tchérnia gestisce in prima persona la realizzazione di un nuovo episodio: Astérix et Cleopâtre.

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Il Balzac di Parigi ospita la prima e diverse personalità sono presenti alla serata. Il successo è immediato e le critiche favorevoli, ma gli due autori soffrono in silenzio. I mezzi di Belvision non sono sufficienti, e proiezione dopo proiezione i difetti sembrano sempre più grandi: sognano uno studio d’animazione tutto loro, per fare più film, e meglio.

Gli albi del 1968 sono Le bouclier arverne e Asterix aux Jeux olympiques. Uderzo decide di cessare tutte le altre collaborazioni e di concentrarsi sui Galli. Compare Agecanonix, novantatré anni, ma sposato con la bella del villaggio e sempre dietro a qualche sottana. È una divertita auto-caricatura di Goscinny e consorte.

Nel Maggio del 1968 gli autori di Pilote vogliono fare la loro rivoluzione. Si riuniscono in assemblea ed accusano Goscinny di essere un paternalista, di negare la loro libertà… Il caso si sgonfia presto, ma l’umorista, deluso, abbandona la nave. In sua assenza il giornale vive una breve e disastrosa stagione Yéyé.

Richiamato in tutta fretta Goscinny prende il timone, ma non crede più nel lavoro e nei collaboratori, si sente odiato. Nel 1974 sbatte definitivamente la porta, portando Astérix con sé: Le Cadeau de César viene pubblicato su Le Monde, Obélix et Cie sul Nouvel Observateur.

Goscinny e Uderzo si lanciano in una nuova avventura: investono le loro finanze personali e fondano, con l’editore Dargaud, gli Studios Idéfix. Ispirandosi alla Disney assumono una squadra fissa di sessanta animatori, con macchinari di qualità.

Les douze travaux d’ Astérix corona il vecchio sogno di indipendenza. Due anni di lavoro, dirigendo personalmente ogni scena, secondo un copione inedito scritto apposta per il cinema… Nel 1976 il nuovo cartoon viene presentato alla stampa e allo stesso tempo vengono mostrati gli studios. L’intenzione è di proporsi come autori pubblicitari, ma L’Express ironizza: « René Goscinny e Albert Uderzo se sont offert un jouet ».

image016 Pierre Tchérnia intervista Astérix e Obélix

Quella di Goscinny e Uderzo si rivela essere una avventura mal preparata: Disney aveva una squadra fissa di animatori, ma la sfruttava in maniera industriale, lavorando a ciclo continuo su diversi progetti. In Francia non c’è posto per una struttura così grande e gli Studios, terminato il nuovo Astérix, rimangono pagati ma inattivi: è un baratro finanziario.

Le prime del film avvengono nello sfarzo più assoluto: grandi sale, tappeto rosso, jet privato. La prima più prestigiosa si svolge a Berlino Ovest, dove Astérix è una vera star. La proiezione sta finendo e gli autori escono per fumare un sigaretta, prima di tornare in sala per i commenti ed i complimenti… Spingono le porte, salgono sul palco e… l’indifferenza è assoluta! Tossiscono e scendono, senza dire nulla. Les douze traveaux d’Astérix non ha il successo sperato e gli studios sono in perdita. Goscinny crede che i guadagni arriveranno a medio termine. Uderzo non ne è convinto, ma per amicizia accetta di continuare fino alla conclusione del secondo film, la Ballade des Dalton.

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Goscinny ha un malore. Stava accompagnando suo fratello all’aeroporto quando tutto ha iniziato a girare. Angina pectoris, diagnostica il cardiologo, e gli prescrive diverse medicine.

Durante l’estate 1977 Goscinny è sempre più teso: i rapporti con Dargaud sono difficili, sua moglie è malata, gli Studios non decollano. Diventa l’ombra di sé stesso, nervoso e aggressivo. Stufo di seguire le cure e consigliato da amici e parenti si affida ad un nuovo cardiologo. Il dottor Charpentier gli dice che sta bene, che può tranquillamente gettare le medicine e presentarsi il giorno 5 per un test sotto sforzo.

Sabato 5 novembre René Goscinny entra in una clinica di rue Choiseul, a Parigi. Non ne uscirà vivo. In medicina si parla di cas Goscinny : i test sotto sforzo andranno preceduti da vari test e realizzati in presenza di un medico e di servizi di rianimazione. Aveva 51 anni

Presentazione

Astérix le gaulois

Nel 50 avanti Cristo, un villaggio dell’Armorica resiste ancora e sempre all’invasione romana. Il merito di questo miracolo è della pozione di Panoramix, il druido del villaggio. Chi la beve ottiene per breve tempo una forza prodigiosa, grazie alla quale i galli possono respingere ogni assalto.

Il protagonista delle avventure è Astérix, guerriero all’erta contro i romani ma pronto ad aiutare gli amici in difficoltà. Si fa aiutare dal suo grande amico Obélix, che è caduto nella pozione da piccolo, diventando eternamente forte. È capace di battere un’intera legione, ma è anche timido e goloso.

Per creare una avventura di Astérix occorrevano sei mesi circa. Per prima cosa Goscinny e Uderzo si riunivano, in casa dell’uno o dell’altro, per trovare un’idea di partenza. L’ispirazione poteva essere un viaggio, un oggetto, o un evento storico… la sola condizione era che fosse divertente. Uderzo ricorda:

« Dans la majorité des cas, c’est lui qui trouve: Goscinny est un pondeur d’idées extraordinaire!» [17]

Stabilito il tema Goscinny sfogliava i libri di storia, rileggeva il de Bello Gallico e cercava piccoli aneddoti divertenti. Dopodiché si chiudeva in ufficio, superava (a fatica) il blocco dello scrittore e creava il synopsis, cioé un riassunto molto dettagliato, con la storia, i dialoghi e le battute principali.

Il testo passava allora tra le mani di Uderzo per un primo giudizio. Uderzo era deliziato, poteva scoprire la storia senza doverla ancora disegnare. Ma per Goscinny erano giorni di grande tensione. Uderzo ha spesso raccontato questo aneddoto:

« Un jour, je lui ai répondu sur le ton de hésitation : “Ben…” Il a pris cette réserve au premier degré. Quand je lui ai dit que c’était pour rigoler et que, comme d’habitude, j’avais trouvé son scénario excellent, il m’a engueulé et m’a sommé de ne jamais renouveler la plaisanterie » [18]

Approvato il synopsis Goscinny passava al découpage, la sceneggiatura, in cui sono indicati vignetta per vignetta le scene, i dialoghi e gli effetti. Poco alla volta Goscinny completava il découpage e passava il testimone al suo amico (il primo tratto di matita veniva tracciato solo quando la storia era decisa da cima a fondo: rigolos, ma rigorosi).

Goscinny tornava alla redazione di Pilote, viaggiava o scriveva, mentre Uderzo iniziava a raccogliere la sua documentazione: schizzi per i nuovi personaggi, stampe e foto per gli sfondi. Ogni aspetto grafico di Astérix è opera sua: il tratteggio a matita, l’inchiostro, il lettering, la copertina… Un lavoro da artigiano, molto preciso ma anche molto lungo, come lui stesso ricorda:

« Quand la fabrication de l’album commence je suis naturellement en retard, je travaille tous les samedi et dimanche pendant un mois complet. Quand finalement je sors de chez moi, je suis comme le type qui sort de la Santé, complètement abruti » [19]

Il solo aspetto in mano ad altri era il colore, sia perché si tratta di un compito molto lungo, sia perché (sembra incredibile) Uderzo é daltonico! Come spiega lui stesso:

« Je ne confonds pas le rouge et le vert, mais je suis très malheureux dans une composition de couleurs avec une dominante. (…) C’est très génant. J’ai un jour dessiné un cheval vert… Goscinny s’était bien marré” » [20]

Astérix et Cleopâtre

Realizzata a fumetti nel 1965 (e passata al grande schermo nel 1968) Astérix et Cleopâtre é una delle avventure più rappresentative di Astérix le gaulois.

Cleopatra ha scommesso con Cesare di poter costruire uno splendido palazzo in solo tre mesi. Panoramix é amico del suo architetto (di nome Numérobis) e decide, con Asterix e Obelix di andare in Egitto per dargli una mano. Amonbofis, un architetto rivale pronto a tutto per farli fallire, provoca uno sciopero degli operai, ma Panoramix lo evita distribuendo la pozione magica[21].

Amonbofis risponde ordinando a Tournevis, il suo braccio destro, di intercettare i rifornimenti del cantiere. I materiali finiscono e la costruzione si ferma, ma i tre Galli scortano i nuovi rifornimenti e fanno riprendere i lavori.

Tournevis tenta allora di metterli fuori gioco: si finge guida turistica, accompagna i galli nella piramide e li abbandona nel labirinto. I tre sembrano senza scampo, ma riescono ad uscire grazie al fiuto di Idéfix, cane di Obélix.

Amonbofis tenta un ultimo e complesso piano. Prepara un dolce avvelenato, e lo presenta a Cleopatra come dono dei Galli. La regina scopre il veleno e li fa arrestare. Con le mani ormai libere Amonbofis fa rapire il suo rivale ed assapora la vittoria. Non sa che i galli sono già fuori. Grazie ad un antidoto di Panoramix sono infatti riusciti a mangiare il dolce davanti a Cleopatra stessa, che si é convinta dell’errore commesso e li ha fatti liberare.

Astérix e Obélix liberano Numérobis, e portano i colpevoli al cantiere, per farli lavorare come schiavi. Senza piu’ ostacoli i lavori procedono per il meglio, ma Cesare non é disposto a perdere ed a colpi di catapulta fa danneggiare il palazzo.

Il tempo stringe: Astérix beve un sorso di pozione e va ad avvisare la regina. Cleopatra interviene scandalizzata, imponendo la fine dell’attacco e la riparazione dei danni. Il palazzo e’ terminato a tempo; Cesare é sconfitto, Numerobis e Amonbofis si associano per costruire piramidi. I nostri eroi possono tornare al villaggio dove sono accolti con un grande banchetto.

Per analizzare questa storia ho utilizzato tre testi: il primo é il synopsis originale dell’avventura[22]: un testo a macchina di 25 pagine, diviso in 44 paragrafi, che permette un agevole studio della trama e della scrittura di Goscinny.

Il secondo testo é l’album Astérix et Cléopâtre pubblicato da Dargaud nel 1965. Contiene l’avventura di 44 tavole, più due tavole di presentazione per la storia ed i personaggi. Il fumetto compiuto sottolinea l’evoluzione della storia ed il suo rapporto con la grafica di Uderzo.

Analisi del fumetto – il synopsis

la trama

La trama si può riassumere in questo schema[23]

EPISODIO

PROTAGONISTA

Scommessa Cesare e Cleopatra

Missione accettata Panoramix, Astérix e Obélix

Sciopero Amonbofis, Numérobis

Carenza di materiali Capocarovana, Tournevis

Piramide Tournevis

Dolce avvelenato Cleopatra

Cattura Amonbofis e Tournevis Obélix e Astérix

Bombardamento di Cesare Cesare, Obélix, Astérix

Missione Compiuta

L’albo si apre con un antefatto: Cleopatra, punta nell’orgoglio, scommette di poter costruire un palazzo in tre mesi (scommessa). Numérobis riceve l’incarico e viene condannato a morte se fallisce. Numérobis lascia l’Egitto e cerca aiuto in Armorica. Il villaggio di Astérix gli si mostra come un idillio (« la vie s’écuole paisible et gaie, dans le petit village»)… Numérobis narra la propria disgrazia ed i Galli sono ben contenti di aiutarlo (missione accettata).

Questo inizio serve a coinvolgere emotivamente il lettore. Chiunque in cuor suo vuole che giustizia sia fatta, almeno nelle fiabe. Se ciò basta per fargli seguire l’inizio della storia, non è però sufficiente tenerlo legato.

Ed infatti i Galli, appena sbarcati in Egitto, si trovano a fronteggiare i piani di Amonbofis (sciopero, carenza di materiali, piramide, dolce avvelenato). Ciascun piano è un colpo di scena che coinvolge il lettore e lo fa immedesimare nei personaggi.

Una immedesimazione che va gestita con cura: uno stato di tensione troppo lungo e continuo stancherebbe il lettore. È per questa ragione che le disavventure sono tante, diverse ed intervallate da pause. Durante le pause del racconto il lettore si riposa e si prepara per i nuovi colpi di scena.

Goscinny ha posto molta cura in questi dettagli: per evitare ripetizioni ogni disavventura ha un protagonista diverso: Numérobis provoca lo sciopero, il capocarovana perde i materiali, Tournevis fa da guida nella piramide… I Galli si fanno da parte e una nuova comparsa può presentarsi ed esprimersi.

Le disavventure sono disposte in crescendo: se i primi tre piani di Amonbofis sono sventati in circa tre tavole, il quarto (il dolce avvelenato) ne richiede sette, cioè più del doppio. Goscinny in questo modo gioca con la tensione, sottolineando l’importanza dell’episodio: per la prima volta il cantiere è davvero in pericolo. Ma i nostri eroi riescono a sconfiggere Amonbofis e lo imprigionano.

Il bene sembra trionfare ed i lettori “tirano il fiato”. Ma Cesare, il grande nemico, entra lentamente in scena. Per due tavole e mezzo Caius Julius si preoccupa, fa spiare i lavori, riflette sul da farsi. Goscinny sta preparando il gran finale, lungo ben nove tavole: mostrando al lettore la minaccia imminente di Cesare riesce a riportare la tensione ai suoi livelli più alti. La furia di Cesare infine esplode in maniera distruttiva: il palazzo faticosamente costruito rischia di crollare sotto i bombardamenti.

La storia arriva al culmine. Tutto sembra perduto ma… Astérix riesce con astuzia a ribaltare la situazione. L’eroe dei fumetti infatti non é un paladino, ma un “eroe per caso”, che agisce e risolve. Come in un western: l’eroe si vede solo alla fine.

Missione compiuta: i cattivi sono puniti, i buoni tornano alle loro occupazioni. In Astérix questi due momenti sono sempre rappresentati allo stesso modo: la quiete del villaggio all’inizio, ed il banchetto alla fine. Una storia circolare, come puntualizza Pierre Fresnault-Deruelle (critico):

« Ce qui fait la joie du lecteur n’est plus qu’un mauvais cauchemar, une parenthèse dans la conscience de ces êtres de papier (…) La vraisemblance consiste à nous présenter les héros comme des hommes ordinaires quittant seulement pour un temps leurs occupations familières» [24]

La sceneggiatura di una serie è un gioco di prestigio: l’autore ci mostra con una mano ambientazioni ed incidenti sempre nuovi, mentre con l’altra, non visto, ci riporta al punto di partenza. Questo eterno ritorno è indispensabile: se i personaggi nascessero, morissero, invecchiassero, non sarebbero sempre pronti per nuove avventure.

Goscinny è ben cosciente di questo inganno di fondo[25]. Abbiamo visto come eviti le ripetizioni della trama, che potrebbero diventare noiose. Quello che analizzeremo ora è come se ne avvantaggi dove invece sono utili, cioè nelle costruzione comica.

comicità: la ripetizione

In ogni serie che si rispetti il pubblico è sicuro che alla fine l’eroe riuscirà a trionfare. Per fare un esempio è improbabile che Goldfinger riesca ad uccidere James Bond, ma la superspia può trovarsi seriamente in pericolo, ed il pubblico essere in apprensione per lui.

In Astérix questo non accade. I Galli sono letteralmente invincibili, i loro viaggi sembrano quasi delle visite di cortesia, delle gite turistiche (Astérix chez…). Il lettore non si chede mai se i nostri eroi riusciranno a battere Cesare, o se i pirati saranno affondati[26]. Lo saranno, come ogni volta. Ciò che vuole vedere è in che modo.

Prendiamo come esempio Cleopatra, regina d’Egitto. Durante l’avventura si dice che ha un naso molto bello, come da tradizione. Ma questo fatto é citato ben nove volte, una ogni 5 pagine! Quella di Goscinny diventa allora una vera e propria sfida. In quanti modi si può parlare di un naso? [27]

Ne parlano sia Cesare che Astérix e Obélix, Panoramix ne é quasi ossessionato, il cane Idéfix non ne é immune. Schiavi ed assaggiatori, pur abituati, non possono che rimanerne colpiti. L’avventura si apre su un Pensiero di Pascal, che lo celebra. Goscinny vince l’incontro quando, scavalcando le convenzioni, sfrutta un non-personaggio d’eccezione: sé stesso!

« César s’éponge le front, en se disant qu’il ne voudrait tout de même pas que Cléopâtre l’ait dans le nez. Qu’elle a, d’ailleurs, nous ne savons pas si nous l’avons dit, fort joli »

Cliché come questo ritornano continuamente all’interno della storia, ma ogni volta Goscinny riesce a stupire il lettore con una nuova variazione. La ripetizione ha un fascino molto antico e molto profondo. Quando i bambini scoprono una costante, ad esempio che la palla rotola quando è in discesa, sono contenti e ridono. [28] Poter prevedere qualcosa è molto piacevole, e le storie di Astérix sono estremamente “prevedibili”.

Le stesse battute non si limitano infatti a ritornare all’interno di un solo episodio, ma si stratificano da un’avventura all’altra, e alcune di queste running gag[29] nascono in Astérix et Cléopâtre. I pirati che naufragano, il rapporto tra Obélix ed il suo cagnolino, il canto di Assurancetourix diventeranno momenti obbligati di ogni storia, subendo una evoluzione complessa.

Per esempio Assurancetourix, il bardo, nei primi episodi tentava di cantare, ma nessuno voleva ascoltarlo. In *Astérix *et Cléopâtre incontra per la prima volta il suo carnefice Cétautomatix, che dedicherà tutta la sua vita[30] a farlo tacere con la violenza. Ma il bardo otterrà soddisfazione in una tarda avventura[31]: la sua voce salverà l’India dalla siccità, e Cétautomatix soffrirà moltissimo della sua assenza!

Goscinny modula all’infinito le stesse convenzioni e costruisce tutto un coro di personaggi, una buffa umanità fatta di pescivendoli imbroglioni, mogli petulanti, vecchi erotomani… Una piccola umanità che Goscinny scruta con vero affetto, come diceva lui stesso:

« L’humour ne se fait jamais sur la gentillesse, mais la colère ou l’aigreur perpétuelles sont aussi ennuyeuses que le gnangnan. on est pas là pour faire des cadeaux, mais aimer ce qui vous fait rire est le seul moyen de faire rire. » [32]

comicità: il travestimento

Molte battute di Astérix nascono da un parallelo tra antichità e modernità. Esistono vari modi per ottenere questo effetto. Il più semplice è inserire degli anacronismi. Un buon esempio sono i Flintstones di Hanna & Barbera. La casa dei cavernicoli è in realtà una casa americana, con frigorifero, televisore e tritarifiuti. Questi oggetti fuori contesto ci stupiscono e creano un contrasto comico.

In Astérix gli anacronismi sono molto rari: gli abitanti del villaggio vanno a caccia, si illuminano con le torce e si svegliano col gallo. La loro vita, magia a parte, è la vita dell’antichità. La modernità si esprime in modo più sottile: grazie ai comportamenti.

Prendiamo ad esempio la tavola n°10. I lavori al cantiere sono fermi per il pranzo, ma due operai continuano da soli perché« ils font des heures supplémentaires ».

Questa tipo di gag si chiama travestimento[33]. Una scena dell’antico Egitto si rivela essere una caricatura del presente. La sovrapposizione fa ridere come nell’anacronismo, ma l’effetto è più forte perché la sovrapposizione è graduale, prende il lettore “di sorpresa”.

Il travestimento ha anche un secondo effetto: il comportamento moderno, alle prese con un mondo che non è il suo, finisce col diventare assurdo, ridicolo. In questo caso che il povero operaio faccia gli straordinari è semplicemente impossibile: il macigno è troppo grande per un uomo solo.

In un solo travestimento si fondono allora due gag: un comportamento anacronistico ed un nonsense. Concetti quotidiani ed accettati si rivelano assurdi e ridicoli. Per questa sua capacità il travestimento è stato usato da grandi autori satirici come Swift, Cyrano de Bergerac o Saltykov come lente per mostrare i mali della società.

Non è il caso di Goscinny; il suo è uno sguardo da umorista, che si limita a notare le piccole assurdità quotidiane. Lui stesso affermava: « Vous savez, je ne suis pas un agressif, je ne dénonce rien. Mais j’aime bien parodier les choses, voir les choses telles qu’elles se passent avec le petit décalage qui les rend drôles » [34]

comicità: la parodia

Si ha una parodia quando la forma di riferimento non é soltanto ripresa, come era prima il caso per l’antico Egitto, ma caricaturata e ridicolizzata, come ad esempio accade nelle vignette politiche.

La prima e fondamentale parodia di Astérix é quella dei Galli, con un significato che sfugge ai lettori stranieri. In Italia si presta ben poca attenzione ai gallici, non sono che una delle conquiste di Cesare, un popolo barbaro che si é fatto sconfiggere ed assorbire. Ma in Francia i gaulois sono visti come degli eroi, come i veri antenati dei francesi. In altre parole sono i padri della patria.

Una scelta che ha delle origini lontane. Sotto l’ancien régime si celebrava Clovis, re dei Franchi, unificatore dello stato e fondatore della dinastia[35]. Inevitabilmente con la rivoluzione francese si é cercato un nuovo mito che fosse meno monarchico e meno tedesco.

I Galli sono tornati alla luce per il loro valore simbolico: hanno lottato per la libertà, come dei veri citoyens, ma hanno anche accettato la civiltà e, soprattutto, il cristianesimo. Da questa scelta lontana sono nate le pagine eroiche (come la seguente) che molti scolari francesi hanno trovato sui loro libri:

« Nos ancêtres, les Gaulois, étaient grands et robustes, avec une peau blanche comme le lait, des yeux bleus et de longs cheveux blonds ou roux, qu’ils faisaient flotter sur leurs épaules. Ils estimaient avant toutes choses le courage et la liberté. Ils se riaient de la mort, ils se paraient pour le combat comme pour une fête, Leurs femmes, les Gauloises, nos mères dans le passé, ne leur cédaient en rien pour le courage » [36]

A questo primo luogo comune, eroico e un po’ tronfio si é lentamente sovrapposto un secondo cliché, decisamente più ironico. Se i francesi sono quello che sono, cioè testardi, rissosi ed amanti della buona tavola la colpa sarebbe da attribuire alle loro radici barbariche, al cosiddetto «caractère gaulois».

Scrivendo Astérix Goscinny ha saldato comicamente questi due piani: i Galli dei libri di Storia, guerrieri impavidi che temono solo che il cielo possa crollare, ed i gaulois come protofrancesi, testardi, polemici e pronti a far baldoria. Il poco eroismo che sopravvive a questo accostamento viene definitivamente ridicolizzato con l’esagerazione.

I gaulois di Astérix infatti non si limitano a resistere ma stravincono, al punto che combattere diventa un vero divertimento, un gioco. Con Obélix la frase di Bruno « ils se paraient pour le combat comme pour une fête » diventa comicamente letterale.

Goscinny era stupito dal successo internazionale di Astérix, una serie studiata solo per un pubblico francese. In una intervista ha dichiarato

« Cette histoire a été conçue pour un publique français. Avant nous travaillons pour des journaux belges et il fallait eviter, pour un public non-francophone, certaines choses. Astérix a été conçu comme un amusement entre nous » [37]

Questa doppia parodia é totalmente inaccessibile per i lettori stranieri, ma la storia non ne risente perché, come è già accaduto per grandi parodie come il Quijote o i Viaggi di Gulliver, il riferimento mancato viene letto come una invenzione. In Italia chi non conosce Clovis e vede Abraracourcix spostarsi su uno scudo pensa che si tratti di una invenzione degli autori. La parodia é persa ma la storia rimane altrettanto godibile.

Nonostante tutto i Galli non sono il vero bersaglio, fanno soltanto parte di una parodia più vasta. Astérix é nato su Pilote, cioè un giornale per ragazzi. Per divertire il suo pubblico Goscinny ha quindi un ottimo bersaglio: la scuola francese

In questa chiave si possono capire meglio diverse battute, in primis quelle sul latino:

Et peu après, nous voyons le pirate accroché à une épave, tandis qu’une voix lui dit : « Eh bien, Barbe Rouge, tu avais dit que nous allions nous refaire, et nous sommes refaits. Ales jacta est. » « Encore un mot, dit le pirate, et je te fais avaler ta patte en bois ! »

« Victoire ! Itadiis placuit ! » dit le chef. Mais sa joie est de courte durée, car il voit revenir d’autres légionnaires, encore plus mal en point que les premiers.

Possiamo immaginare la soddisfazione degli scolari dell’epoca nel trovare, così abbassate, le citazioni su cui avevano sudato durante l’ora di versione. I mostri sacri della letteratura subiscono la stessa sorte:

Cléopâtre, la reine légendaire, celle dont on a dit que si son nez eût été plus court, il eût changé la face du monde, et la sienne par la même occasion

Panoramix sort de sa hutte, et, voyant l’homme, l’accueille avec beaucoup de joie et l’embrasse. « Je suis mon cher ami, très heureux de te voir » dit l’homme. « Qu’est-ce que c’est que ça ? » demande Astérix étonné. « C’est un alexandrin » répond Panoramix

La prima gag, come abbiamo già notato prima, apre l’avventura dei Galli nientemeno che con un Pensiero di Pascal, e lo coinvolge poi, suo malgrado, nell’estenuante tormentone sul naso di Cleopatra.

La seconda battuta sfrutta invece una omonimia tra alessandrino, abitante di Alessandria, e l’alessandrino, cioè la forma metrica più nobile della letteratura francese (equivalente al nostro endecasillabo). La frase di Panoramix é allora doppiamente giusta: non solo Numérobis viene da Alessandria, ma si esprime con un dodecametro perfetto (con tanto di cesura!).

Infine possiamo ricordare due riferimenti alla campagna d’Egitto di Napoleone, vecchia conoscenza degli scolari francesi :

Astérix a le plus grand mal pour dissuader Obélix d’emporter un obélisque en souvenir. « Mais non, Obélix, dit Astérix, cet objet au milieu de la place du village, mais ça serait ridicule, voyons ! »

Du haut de ces pyramides, Obélix, vingt siècles nous contemplent !

Nel primo caso Goscinny si riferisce all’obelisco di Luxor, preso come bottino e portato in mezzo a Place de la Concorde, a Parigi. Per rendere il parallelo più evidente nel fumetto é stata aggiunta anche una risposta di Obélix « nos opinions ne concordent jamais ».

Anche la seconda battuta si trova soltanto sul fumetto: una frase di Panoramix che anticipa di venti secoli un celebre discorso della campagna d’Egitto.

Alla parodia scolastica se ne sovrappone un’altra, più sfuggente, che é quella del luogo comune. Alcune gag di Astérix giocano in quella zona grigia in cui i concetti scolastici elementari, semplificati al massimo, diventano banalità. Come tutti gli stereotipi si tratta di modelli rigidi, che Goscinny può facilmente ridicolizzare.

Il cliché contro il quale si costruisce gran parte di Astérix et Cléopâtre è l’antico Egitto. I coccodrilli sono sacri, le pitture sono di profilo e tutti portano il gonnellino; concetti condivisi che Goscinny amplifica fino al ridicolo. I coccodrilli sono talmente sacri che Numérobis si preoccupa di avere un buon sapore, le figure sono sempre rappresentate di profilo per cui un ritratto frontale è da considerarsi “arte moderna”, il gonnellino é tanto diffuso che la spia Ginfis può travestirsi sostituendo il proprio…

Il risultato finale è analogo a quello dei travestimenti, concetti acquisiti, banali vengono illuminati con la luce del nonsense. Gli stessi monumenti non sono risparmiati: Obélix vorrebbe portare con sé l’obelisco di Luxor, Panoramix vuole andare alla Biblioteca di Alessandria per consultare qualche opera (come se fosse una biblioteca pubblica!), il naso della Sfinge è andato distrutto per una pedata di Obélix, mentre le conoscenze degli architetti egiziani non vengono dagli Ufo, ma da Panoramix!

Concludendo questa rassegna delle parodie di Astérix notiamo quanto l’Avventura ne esca ancor più screditata. Non solo è un’ avventura effimera, che riporta il lettore al punto esatto di partenza, ma si rivela puramente illusoria.

Goscinny non ci porta nell’Antico Egitto, non ci mostra l’Antichità, al contrario ci immerge nella più assoluta banalità francese. Si ride di questo contrasto, e si ride dei cliché che, andando in scena, mostrano tutti i loro limiti. E ridere dei propri pregiudizi è un modo di ridere di sé. Astérix è un salutare esercizio di autoironia, come giustamente sottolinea Fréderic Maguet (critico):

« A travers Astérix, la société française contemporaine se donne à elle-même et donne aux pays étrangers une image d’autodérision; si accepter de rire de soi-même est un signe de bonne santé, l’ampleur de la réception des aventures d’Astérix au sein de la culture contemporaine est sans doute un symptôme encourageant ». [38]

umorismo testuale

Abbiamo già visto parte della struttura di Astérix : la trama avventurosa, i travestimenti e le parodie. Ma tutto questo é veicolato da una lingua che é comica in sé, da una lingua che gioca con le sue convenzioni.

La prima riga di synopsis, che abbiamo già visto diverse volte, da il tono della storia

Cléopâtre, la reine légendaire, celle dont on a dit que si son nez eût été plus court, il eût changé la face du monde, et la sienne par la même occasion

In questa frase si fondono due modelli alti come la Storia e Pascal con un commento di Goscinny.non proprio rispettoso. Con questa mescolanza di stili è come se Goscinny avvertisse il lettore che le convenzioni sono ormai cadute, e che nulla verrà risparmiato.

Un primo esempio di questo uso sovversivo del linguaggio sono i giochi di parole, numerosissimi in queste pagine. Nei brani che seguono Goscinny sorprende il lettore usando dei modi di dire non nel significato abituale, metaforico, ma secondo il loro significato letterale.

Cléopâtre est très contente. « Tu as tenu ta promesse, Numérobis, je tiendrai la mienne. Qu’on le couvre d’or ! » Et nous voyons Numérobis disparaissant sous une montagne de monnaies d’or, et on entend Numérobis qui dit « Merci, ma reine! »

“Coprire d’oro”, che solitamente significa pagare lautamente, diventa ricoprire fisicamente. Il senso è ancora più forte nel fumetto finito: le monete sono portate da degli schiavi, e visto che Numérobis è parzialmente scoperto devono fare un secondo viaggio!

Il lui propose de faire ça ensemble et de partager l’or en cas de réussite. Autrement, Numérobis ira seul se faire manger par les crocodiles, car là où il y en a un pour manger, c’est inutile d’en mettre deux.

In questo secondo esempio Amonbofis trasforma un proverbio, l’equivalente del nostro “aggiungi un posto a tavola”, giocando sul fatto che l’ospite non mangia, ma si fa mangiare (dai coccodrilli). Dalla solidarietà al più cinico degli egoismi !

Ils auront à lutter contre Amonbofis, un architecte concurrent qui veut toujours nuire à Numérobis. « Il est puissant, explique Numérobis, car il a beaucoup de talents. » « Il est doué ? » demande Astérix. « Non. Riche, explique Numérobis. Il a beaucoup de talents d’or. La monnaie chez nous s’appelle ainsi. Le talent. »

Un’ ultima battuta sul significato allegorico: avere dei talenti significa essere dotati, ma se il talento è una moneta, vuol dire essere ricchi. A battute come questa si affiancano numerosissimi calembours:

« Je m’incline de bonne grâce, devant tant de grâce » - « Je vais le dresser à porter des menhirs, ce petit chien !.. En attendant, viens dresser la table pour manger ce gros sanglier ».

« C’est lent! Très lent! Trop lent! » - «Regardez! Des machines de guerre! Hmmm… Je n’aime guère ces machins! »

I primi due calembours giocano con le omonimie, mentre gli ultimi due non poggiano che su una somiglianza fonetica. Battuta dopo battuta siamo arrivati al gioco verbale puro, un piacere estetico ed intellettuale che non é condiviso da tutti. Goscinny rischia addirittura di perdere un legionario, che grida « encore un jeu de mots comme ça, par Jupiter, et je déserte ! ».

Parlando di giochi di parole non si può non accennare ai nomi dei personaggi, ognuno dei quali nasconde un gioco di parole. Astérix (asterisco) e Obélix (obelisco) sono entrambi dei simboli tipografici (dopotutto sono solo due eroi di carta). Abraracourcix si rifà al modo di dire « frapper à bras raccourcis » (picchiare duro), Assurancetourix é in realtà « l’assurance tous risques », la nostra kasko.

Se i nomi dei galli finiscono per -ix quelli romani terminano in –us. In questo episodio abbiamo Chorus, ma anche un poco traducibile Pacotéalargus (una sorta di « non quotato su Quattroruote »).

Infine gli egiziani, vedono i loro nomi finire in –is, in analogia ai nomi di divinità come Isis e Amurabis. L’architetto di Cleopatra si chiama Numérobis (numero bis), il suo calvo segretario é Misenplis, messa in piega, mentre il suo avversario é Amonbofis, che é sia « à mon beau fils » (a mio genero), che un più egiziano « Amon beau fixe » (Amon sempre-sereno).. Infine Cesare ricorre volentieri alla spia Ginfis (Gin Fizz).

La Francia è giustamente famigerata per i suoi calembours. Molto più di quanto un italiano si attenda. Nella nostra lingua le « freddure » sono rare, e giocano spesso con parole lunghe e composte.

In francese è tutto molto più semplice: secolo dopo secolo l’ortografia si è allontanata dalla fonetica, col risultato che oggi esistono tante trascrizioni diverse per uno stesso suono. Goscinny sfrutta comicamente questa distanza, come Queneau prima di lui, e come moltissimi francesi prima di loro.

autoironia

Come gli altri generi, il fumetto ha le sue convenzioni, i suoi cliché, che Goscinny riprende volentieri a fini comici. Prendiamo ad esempio la gag seguente

La paix qui règne dans le village des irréductibles gaulois va bientôt être troublée… par l’arrivée d’un étrange étranger

Di solito le didascalie hanno uno scopo pratico: indicano lo scorrere del tempo, riassumono eventi fuori scena o contribuiscono a creare una certa atmosfera. Questa didascalia dovrebbe creare uno stato di tensione, sottolineare che il villaggio è minacciato… Ma la minaccia è presto sventata, con l’ennesimo calembour tra étrange (strano) ed étranger (straniero).

Oltre alle didascalie i fumetti utilizzano un’altra forma metanarrativa: la nota a pié di pagina. Se nei libri (e nelle tesi) sono lo spazio per un riferimento od un commento, nei comics la si usa soprattutto per inserire qualche notizia didattica, ad uso dei “nostri piccoli lettori”.

Ad una prima occhiata l’autore sembra rifarsi a quella tradizione:

Les visiteurs qui font la pause lentilles voient arriver un visiteur inattendu ( mets très populaire chez les Egyptiens)

Après un voyage de nombreux stades ( le stade est une ancienne mesure qui vaut 168 mètres, quand on sait que le pied vaut environ 33 cm et que l’alexandrin coûte 12 pieds, il est facile de calculer qu’un stade vaut environ 42 alexandrins)

Ma quelle che sembrano essere spiegazioni sono in realtà due battute; la prima è un travestimento tra le lenticchie egiziane ed il nostro caffè, mentre la seconda imbastisce un calcolo complicato (e surreale) partendo dall’omonimia tra pied (antica unità di misura) e pied (sillaba).

In questo modo Goscinny ironizza sul suo stesso mestiere, lacera il velo della finzione e si rivolge ai suoi lettori; dopo aver buttato dal loro piedistallo regine, imperatori, patrioti e professori, in un gesto di umiltà ci fa segno ed esce allo scoperto. Confessa candidamente il suo piacere di scrivere.

Ne nasce un gioco sincero e gratuito, che lega scrittore e lettore. Il gusto di rallentare la lettura per godere di un nome ben costruito, di deviare solo per toccare un ennesimo, atroce, gioco di parole.

Perché in Astérix, come in un articolo di Mad, come in un cartoon di Tex Avery[39], non ci sono limiti, non ci sono regole. L’unica legge è quella della risata, l’unica vera padrona è la gag, da sviluppare, dilatare, e chiudere con un’altra gag.

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Analisi del fumetto – l’albo

testo e immagine

Prima di intraprendere l’analisi grafica di Astérix et Cléopâtre dobbiamo chiarire un possibile equivoco.

La copertina dell’album indica textes de Goscinny, dessins d’Uderzo. La sensazione che se ne trae, ed ancor più dopo aver letto il synopsis, è che i ruoli dei due autori siano nettamente separati, che Goscinny realizzi una storia scritta e che Uderzo ne faccia un’ adattamento grafico.

Sarebbe un errore, dimenticheremmo la vera natura di Astérix, il suo essere fumetto, dove testo ed immagine non sono semplicemente affiancati, ma si fondono insieme. I dialoghi di Astérix sono ricchi ed articolati, ma non possiamo capire la storia senza le immagini, e viceversa non possiamo seguire la storia guardando loro soltanto.

Goscinny ne era cosciente e sosteneva che Astérix era indissolubilmente legato al suo medium, che farne un romanzo sarebbe stato inutile come fare un fumetto de I tre moschettieri. Concludeva anche di aver scoperto le potenzialità del fumetto quando era molto piccolo: i suoi quaderni erano tutti scarabocchiati! [40]

Alcuni anni dopo quell’imbrattatore di quaderni ha illustrato personalmente le sue prime storie: Dick Dicks ed il Capitaine Bibobu. Fu un’esperienza molto difficile: la mano non era all’altezza della mente, doveva semplificare la storia per ridurre ed aggirare gli ostacoli. Secondo Morris erano avventure divertenti, ma per riproporle andrebbero ridisegnate da un professionista.[41]

Quei lunghi anni da autore-disegnatore sono stati molto importanti. Diventato autore a tempo pieno Goscinny saprà calarsi nei panni del suo disegnatore, arrivando fino a schizzare alcune tavole per calibrare e valutare gli effetti. In questo modo tesse coi suoi illustratori un rapporto strettissimo, come confermano sia Morris che Uderzo

« Je me demande souvent quelle impression ça fait quand il voit l’histoire une fois dessinée, mais je ne pense pas qu’il ait de grandes surprises. En tout cas, il me dit toujours qu’il sait à l’avance comment je vais dessiner son texte; et moi, quand je le lis, ce texte, je sais très bien ce qu’il veut, comment il le voit. » [42]

« Avec Goscinny, je sais où je vais, je connais la fin, je peux prévoir une certaine évolution dans les personnages, ce qu’ils devront étre physiquement.(…) Moi je rigole tout au long de la lecture du scénario, c’est comme si je lisais l’album ! » [43]

Ogni sceneggiatura è calibrata per il suo destinatario. Morris aveva cominciato come autore di avventure, quindi le storie di Lucky Luke erano agili e movimentate. Al contrario Iznogoud giocava molto con i dialoghi, seguendo il disegno un po’ statico di Tabary.

In Astérix si fondono questi due stili: una grande aventura, con scene grandiose e paesaggi idilliaci unita ad scatenata comicità verbale. Quello che analizzeremo non è quindi merito esclusivo di Goscinny o di Uderzo: è il frutto di questa grandissima intesa.

spazio e immagine

Uderzo lavorava da solo, e a casa propria. Il suo editore, Dargaud, voleva imporgli un’ équipe ma l’illustratore ha sempre preferito la sua solitudine da artista, e le pause pranzo con la moglie.

Per ogni Astérix si metteva al tavolo da disegno ed iniziava preparando l’impaginazione, su fogli grandi il doppio dell’album, in modo da avere poter curare i dettagli. Non parrebbe ma l’impaginazione, fatta con alcuni tratti di matita, è forse uno dei compiti più importanti del fumettista.

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In un giornale il tipografo imposta la prima pagina a seconda delle notizie: prepara un titolo d’apertura, inserisce alcuni trafiletti, fa posto per l’editoriale… E facendolo cerca di trasmettere lo stile del giornale, proponendo le notizie in maniera seria e autorevole, o in modo più leggero e moderno.

Le notizie del disegnatore sono all’interno della trama: se il personaggio è gravemente ferito darà peso all’evento unendo più vignette. Al contrario può dividerne alcune per rappresentare le battute di un dialogo. E mentre prepara questi spazi anche il disegnatore deve cercare di proporre uno stile unitario e piacevole.

Per capire al meglio l’impaginazione di Astérix ho pensato di confrontarla con quella di un fumetto molto tradizionale: Tintin di Hérge. (Figure A e B)

Il formato delle due storie è lo stesso. Si tratta di avventure di 44 tavole, ciascuna delle quali è divisa in 4 strip (strisce di vignette). Nulla di sorprendente: entrambe le storie uscivano su un magazine in formato tabloid (Astérix su Pilote e Tintin sull’omonimo Journal).

Sia Hérge che Uderzo evitano lo schema ortogonale, a griglia. La scelta è molto evidente in Tintin, dove la dimensione delle vignette è sempre leggermente diversa in modo che le colonne non siano regolari. Lo schema ortogonale è molto martellante, ripetitivo, e se è stato usato in alcuni fumetti, con queste storie sarebbe fuori luogo.

Le scelte di Uderzo ed Hérge si separano sulla divisione delle strip. Quelle di Tintin sono tutte composte da tre vignette più o meno quadrate, mentre i battibecchi di Cesare e Cleopatra sono suddivisi con una grande varietà. Le prime due strip sono divise in due vignette, le seconde due in tre; troviamo vignette quadrate, larghe, strette ed alternate tra di loro…

Basta una occhiata per rendersi conto quanto siano diverse le intenzioni degli autori: Hérge ha in mente l’illustrazione classica, vuole rappresentare la sua storia in modo semplice ed elegante, mentre Uderzo preferisce un montaggio quasi cinematografico.

image020 Figura A: Albert Uderzo, Astérix et Cléopâtre, tav.1

image021Figura B: Tintin au Tibet, tav. 27

Il lettering è un altro aspetto più importante di quanto non si creda. Nei libri l’aspetto delle parole ha poca importanza, basta che si riescano a leggere. Ma in un fumetto ogni lettera di ogni parola fa parte della tavola, e deve integrarsi ad essa.

È per questa ragione che i testi dei fumetti sono scritti a mano. Guardando la tavola di Hergé vediamo come il corsivo ed i ballon quasi quadrati si adattino allo stile della serie. Astérix, che non è così elegante, punta sulla comicità con un maiuscolo tondeggiante, molto fumettistico, e dei grandi ballon circolari. Uderzo, ideava personalmente i suoi caratteri, il cosiddetto lettering: aveva imparato quest’arte a 13 anni, quando era garzone presso la Societé Parisienne d’édition.[44]

Apro una breve parentesi: quando in un fumetto bisogna rappresentare un rumore lo si fa con delle onomatopee ormai celebri: sbam, crash, bang…

Il “suono” è spesso arricchito dal lettering. Se prendiamo la figura C possiamo vedere che il suono del corno riecheggia, che dentro alla stanza si è rotto un vaso, che la punta della frusta schiocca con un colpo secco.

image022 Figura C - Albert Uderzo, Astérix et Cléopatre, dettagli delle tavole 11, 10, 1

Queste “coloriture” si possono applicare anche ai dialoghi: un urlo può essere tanto forte da fuorisciure dalla sua vignetta, il carattere può diventare grande per indicare un aumento del tono, o al contrario farsi piccolo e indistinto.

Il lettering funziona qui come un copione teatrale: “molto forte”, “sottovoce”, “borbottando”. Si tratta di una convenzione condivisa: lo stesso Tintin ne fa un uso massiccio.

E quando si parla di convenzioni è inevitabile che qualcuno ne faccia la parodia… La parodia del lettering, grazie all’abilità di Uderzo e all’inventiva di Goscinny, è ormai una gag classica di Astérix.

Come si rappresenta, convenzionalmente, una parlata dialettale? Con qualche correttivo fonetico. Ed esempio Baba, la vedetta nera, dei pirati non riesce a pronunciare la R[45], per cui esclama “Navi’e eyptien à t’ibo’d ”.

Grazie al lettering Goscinny e Uderzo possono andare oltre, possono indicare una parlata straniera senza riprodurne i suoni, ma sfruttandone “l’aspetto”: una personalissima scoperta che risale al terzo album della serie, “Astérix et les Goths” [46]

image023 Astérix et les Goths, tav. 21 (1963)

Durante questa avventura il druido Panoramix veniva imprigionato dai goti, e le sue parole erano riportate da un interprete. Bisognava quindi trovare un modo per separare in modo netto le parole del gallo da quelle dei goti. La trovata, semplice e geniale, è stata di riportare le parole tedesche in francese normale, ma di rappresentarle con un carattere gotico (figura D).

In Astérix et Cléopâtre, questa invenzione viene spinta alle sue massime conseguenze: l’egiziano di Uderzo è una serie di geroglifici! Ovviamente la storia non potrebbe esistere se i dialoghi fossero incomprensibili, per cui certe frasi sono “tradotte”, con un ironico “doppiaggio” in francese (Figura E).

image024 Figura E: Astérix et Cléopatre, tavola 6

Goscinny non si limita a queste battute, ma tesse un ricco gioco di travestimenti tra il suo “egiziano” e le lingue moderne!

La traduzione dell’egiziano è ricca di insidie: è difficile rispettarne il labiale durante il doppiaggio, è difficile tradurne i giochi di parole, la sua pronuncia è difficoltosa per uno straniero, e la sua ortografia è ostica anche per Misenplis (figura F), nonostante le promesse della sua scuola, che annunciava che “se sapete disegnare sapete scrivere”!

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Figura F - Astérix et Cléopatre, dettagli delle tavole 7, 29 e 39

i protagonisti e le ambientazioni

Dopo questa divagazione sul lettering possiamo concludere la nostra analisi grafica con alcuni cenni al disegno della storia.

Riprendiamo il nostro paragone con Tintin: il suo mondo è rappresentato con una “ligne claire”, con una linea costante, che ha lo stesso spessore sia per rappresentare i personaggi in primo piano, sia per tracciare gli sfondi. Ne nascono immagini facili da leggere, ma un po’ piatte, un po’ fredde.

Astérix, al contrario, è immerso nelle tre dimensioni. Gli ambienti sono rappresentati in prospettiva, i personaggi hanno un loro volume. Il merito è soprattutto del tratto utilizzato, una linea modulata che diventa sottile per rappresentare gli sfondi e suggerire la distanza, ma che si ispessisce in primo piano per suggerire le forme.

Se la tecnica di Goscinny, la sua capacità di “scrivere a fumetti”, è il frutto di lunghi anni come autore-disegnatore. Quella di Uderzo, il suo virtuosismo, è il dono di centinaia di lavori su commissione.

Uderzo, fin dai suoi primi lavori, sentiva il disegno umoristico come la sua vocazione. Ma un disegnatore di fumetti non poteva certo permettersi di scegliere gli incarichi. Lui stesso ricorda così gli anni di Pilote:

« Comme toujours, j’étais l’homme à tout faire, dessinateur en tout genre, maquettiste, machine à illustrer tout le reste. » [47]

image026 Negli stessi giorni in cui preparava le prime tavole di Astérix era impegnato con Michel Tanguy, una serie realista sull’aviazione francese! Il suo stile nasce da questa doppia esperienza.

Se ci soffermiamo sugli sfondi noteremo che non si tratta della solita ambientazione cartoon, tondeggianti, che troveremmo in fumetti come Tintin o Topolino. Si tratta invece di una personalissima « via di mezzo », che integra realismo e parodia.

Useremo come esempio la figura G: si tratta di una vista d’insieme su Alessandria. È riconoscibile il Faro, sulla destra, ed una serie di templi e palazzi in stile classico. Non è un’immagine infantile, ma rimane comica perché Uderzo le applica una prospettiva distorta: se guardiamo quella sorta di Partenone sulla sinistra possiamo notare com’è assurdamente grande, e molto più largo che alto. L’effetto finale é grandioso e ridicolo.

image027 Figura G: Astérix et Clèopatre tav. 12 In questa ambientazione “comico-realistica” si muovono personaggi di tutti tipi: piccolissimi, enormi, magrissimi ed obesi. Prendiamo i due protagonisti:

Astérix, la “mente”, l’eroe capace di risolvere ogni problema con l’astuzia è letteralmente tutto testa (il cranio occupa ben un terzo della sua altezza). Ha un corpo molto piccolo e gracile, e sulla testa porta un piccolo elmetto con le ali. Con una trovata molto efficace Uderzo fa muovere queste ali come le orecchie di un cane: ritte per la sorpresa, basse per la tristezza, all’indietro per l’ira… In un colpo d’occhio si può capire cosa il gallo stia provando.

Il suo amico Obélix è la star comica della serie, ed ha un fisico all’altezza del compito. È praticamente tutto pancia, un specie di grossa sfera, sottolineata da un paio di pantaloni ascellari a righe bianche e blu. Ha gambe cortissime ma braccia poderose (grandi quanto il corpo di Astérix!).

La violenza del personaggio è addolcita da due lunghe trecce, e dal suo cagnolino Idéfix, così piccolo da stare in una sola delle sue mani. Insieme creano un contrasto comico molto efficace. Uderzo ha più volte raccontato di non poterli disegnare senza pensare al Lenny di Uomini e topi

Analogamente Panoramix è tutto barba e così via.

Nell’introduzione a questo capitolo ho accennato all’intesa tra i due autori; Uderzo, con i suoi sfondi “quasi realistici” e con le sue caricature, così forti, quasi dei simboli, è riuscito a visualizzare il progetto del suo amico e collega. Fare dell’antichità un palco, per portare in scena le piccole assurdità dell’uomo.

il movimento

Pierre Tchérnia, amico e collaboratore di Goscinny ricorda in una intervista:

« René Goscinny, étant enfant, a connu le cinéma comme tout-le-monde (…) Quand nous parlions de Laurel & Hardy, quand nous parlions de Chaplin ou de Buster Keaton ou des Marx Brothers c’ était des souvenirs qui nous touchaient beacoup et qui nous faisaient encore rire. Le cinéma était une chose qui lui tenait à coeur et qui lui servait de référence »

Qualche anno prima Goscinny aveva ammesso di essersi molto ispirato al cinema muto: secondo lui la purezza di quelle gag era capace di far scoppiare il pubblico dalle risate.

La dinamicità di Astérix, la sua impaginazione provano lo sforzo compiuto per inseguire il cinema. Quello che vorrei analizzare adesso è come Uderzo vi sia riuscito, con quali mezzi.

Una prima citazione cinematografica si trova all’interno di quella prima tavola di Astérix et Cléopâtre, che così spesso abbiamo citato.

Per natura il fumetto è molto frammentario. Immaginiamo la scena a fumetti di un uomo che entra in casa: nella prima immagine si trova fuori, con le chiavi in mano, nella seconda è già nell’ingresso a salutare sua moglie. Ha fatto una lunga serie di azioni prima di entrare: ha inserito la chiave nella toppa, l’ha girata, ha ruotato la maniglia, ha aperto la porta ed infine è entrato. Tutte azioni che il lettore non ha visto, e che deve dedurre.

Per creare un effetto cinematografico basta evitare questi tagli. Prendiamo le prime due strip. Prima vignetta: Cesare afferra una coscia di pollo, mentre Cleopatra cammina nervosa lungo il corridoio. Seconda vignetta: la regina si volta di scatto e puntando il dito esclama « ce que tu dis là est infâme César! », proprio mentre ques’ultimo sta addentando il pollo. C’è una lite in corso, e non ne abbiamo visto il principio! Terza vignetta: Cesare risponde alle accuse e getta via l’osso ormai spolpato. Il battibecco continua in vignetta 4, mentre si fa servire un po’ di vino da uno schiavo…

Nessuna interruzione, tutto è rappresentato come una sequenza. E praticamente nel centro della pagina Uderzo inserisce un primissimo piano della regina, colta mentre lancia la sua sfida.

image028 Il bersaglio di questa pagina può sfuggire ai lettori moderni, ma nel ‘65, quando la storia è uscita nessuno aveva dubbi: é una parodia di Cleopatra, il kolossal con Liz Taylor! Per averne una conferma basta chiudere l’albo e leggere la prima di copertina« Astérix et Cléopâtre: la plus grande aventure qui ait jamais été dessinée, 14 litres d’encre de chine, 30 pinceaux, 62 crayons à mine grasse, 1 crayon à mine dure , 27 gommes à effacer, 38 kilos de papier, 16 rubans de machine à écrire, 2 machines à écrire, 67 litres de bière ont été nécessaires pour sa réalisation»

Una vera locandina di Hollywood[48]

Ogni apparizione della regina é l’occasione per parodiare il film. Da star affermata cambia di vestito ogni volta che la incontriamo, cita le battute del suo dramma con tempi completamente sbagliati (« Gaulois, puisque vous avez juré ma perte, je vais vous montrer, par Osiris, comment meurt une reine ») e, come la sua controparte di celluloide, si sposta solo su vistosi carri da parata ( in cima ai quali si permette di dire « Je viens ici en toute simplicité, incognito »).

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Oltre al kolossal, all’interno della storia si trova una seconda citazione cinematografica. Quando i galli entrano nella casa di Amonbofis lo fanno come veri poliziotti di un noir ! (« Ouvrez si vous tenez à votre porte ») (Figura H).

Figura H : Astérix et Cléopatre, tav29

Parlando di cinema e fumetto non si può non citare i prestiti dal mondo dell’animazione. Come rendere un’azione come la seguente con un’immagine fissa ?

Les légionnaires qui voient venir Astérix essaient de lui couper le passage mais Astérix fonce à travers, faisant voler les légionnaires dans tous les sens.

La soluzione è riprodurre su carta i movimenti di un cartone animato. Grazie alle scie, disegnate dietro di lui, sappiamo dove è passato Astérix e vediamo il suo pugno roteare vorticoso. Uderzo ha poi sfruttato la prospettiva per esprimere la durata dell’azione: in primo piano ci sono i legionari, colti mentre sono ancora in volo, e sullo sfondo si trova Astérix, ormai lontano, che prosegue la sua corsa… (Figura I)

image030 Figura I: Astérix et Cléopatre tavola 30

Analisi del cartoon

una dura realtà

Nel 1967 Astérix era una star, tutti ne parlavano come del nuovo beniamino dei francesi. Dargaud, l’editore della serie, pensa allora che trarne un lungometraggio per la televisione può essere un buon affare: da l’incarico agli studios Belvision, ma decide di non coinvolgere gli autori della serie! [49]

Così a fine lavorazione Goscinny e Uderzo si ritrovano, in proiezione privata, davanti al fatto compiuto, con la bocca aperta nel vedere i loro personaggi che prendono vita. Era il sogno della vita.

Uderzo aveva iniziato la sua carriera nell’animazione, era intervallista, cioè realizzava i disegni tra un movimento e l’altro, in un cortometraggio intitolato Clic-clac (storia di una chiave inglese con le gambe !). Goscinny non era certo da meno

« Quand je suis allé aux Etats Unis je rêvais de travailler pour Walt Disney. Malheureusement le rêve n’était pas partagé par Walt Disney et nous en sommes restés là. Pour moi c’était vraiment le but, parce que il y a quelque chose de féerique, pour nous, de voir bouger nos petit bonhommes, c’est quelque chose dont on n’est jamais blasés » [50]

Il sogno è diventato realtà, e se questo non bastasse la Parafrance, importante casa di distribuzione, vuole portare il film nelle sale! In un giorno solo i due fumettisti sono promossi al rango di Walt Disney !

Felicità e preoccupazione si intrecciano, perché il film é fiacco, con una trama ripresa dall’album e stiracchiata senza fantasia ed un’animazione grezza e limitata. Il passaggio al grande schermo non fa che aumentare le preoccupazioni, ma Goscinny e Uderzo alla fine accettano: se il film avrà successo potranno farne un secondo.

La critica, che già accusava il fumetto di ogni turpitudine, non si nega il piacere di strapazzare « Astérix le Gaulois »: come esempio può bastare questa recensione de Les Cahiers du Cinéma:[51]

« Au plan de l’animation mérite un zéro pointé. Réalisé anonyment et en quatrième vitesse par l’atelier belge "Belvision" cet Astérix le Wallon a les mêmes défauts de la série télévisée de Schtoumpfs, issue des mêmes mercenaires. Couleurs insipides, dessin banal, animation ultra-économique (12 images-seconde, mouvements stéréotypés, répétés quasiment en boucle). Au plan du "sujet" il faut admettre, même si on les déteste, que les titres de gloire d’Astérix - anachronismes, humour de collégiens - ont été gommés par l’adaptation. Il ne reste donc rien.»

Il film batte comunque ogni record e viene proiettato in tutta Europa, diventando un formidabile lancio per la serie. In Germania supera lo stesso Jungle Book di Disney !

Nel 1968, forti di questo successo, Goscinny e Uderzo chiedono di realizzare un secondo film, e scoprono che é già in lavorazione!

Belvision sta adattando Astérix et la Serpe d’Or, la seconda avventura dei galli, su incarico di un Dargaud deciso a sfruttare il filone fino all’ultimo centesimo. Questa volta gli autori non cedono, sono disgustati dal poco rispetto per la loro opera, ed ottengono la distruzione di tutti i negativi.

Dopo aver ottenuto giustizia si accordano con Dargaud e Belvision per realizzare il sospirato lungometraggio: "Astérix et Cléopâtre". Il tempo di realizzazione viene fissato in soli 9 mesi, perché Goscinny vuole far dimenticare al più presto il primo film.

Studiare un cartoon è una cosa complessa: in ciascun secondo si sovrappongono suoni, immagini e testi. Per farlo seguiremo, ancora una volta, le fasi della sua realizzazione, e vedremo che ruolo hanno giocato Goscinny e Uderzo.

una storia e due media

Con lo storyboard i due autori hanno posto la prima pietra, le fondamenta del cartoon. Lo storyboard è una specie di grande fumetto, nel quale ogni vignetta rappresenta un secondo circa di pellicola. Ovviamente sono disegnate in modo approssimativo, ma contengono già le azioni, i dialoghi, ed il montaggio del futuro film.

Goscinny e Uderzo vi si sono dedicati con foga ed entusiasmo, ma la loro intesa era così grande che nessun’altro riusciva a capirci nulla! I primi contatti con Belvision sono abbastanza delicati: ad ogni pagina si alzava dagli animatori una coro di «ça est pas possible, ça est pas logique ». I fiamminghi, che sanno bene di avere poco tempo e pochi mezzi a disposizione, ridimensionano le ambizione dei fumettisti.

« Astérix et Cléopatre » è una trasposizione molto lineare, che condivide trama e molti dei dialoghi col fumetto originale. Vi sono comunque alcuni cambiamenti.

image031 Il sogno alimentare di Obélix

Per prima cosa hanno cercato di allungare la storia, aggiungendo un secondo incontro coi pirati ed un attacco di mercenari egiziani. Più interessante è invece l’aggiunta di tre numeri musicali: Cleopatra che fa il bagno, accompagnata dalle sue ancelle e da un leone pasticcione, Obélix che, stufo delle lenticchie egiziane, si sogna circondato da un coro di prosciutti e formaggi, e Amonbofis che prepara il suo clafoutis au curare a ritmo di swing.

Purtroppo questi episodi non hanno un vero peso nella trama, sono divagazioni che finiscono per appesantirla.

Se questa fossero piena di gag scoppiettanti non ci sarebbe nessun problema, l’umorismo si nutre di divagazioni inutili. Ma portare sullo schermo la verve di Astérix è tutt’ altro che facile, fumetto e cinema sono due linguaggi molto diversi. In una intervista Goscinny e Numa Sadoul riflettevano su questo problema.

René Goscinny - « Ce qui est formidable dans la Bd comme moyen d’expression c’est que le rythme est imposé par le lecteur lui même: vous pouvez faire un tout petit gag et lui s’attarder tant qu’il veut. Dans les autres art du spectacle c’est l’auteur qui impose un rythme et il ne peut utiliser ces gags car ils sont trop petits, trop légers. La BD a des possibilités extraordinaires qui me conviennent parfaitement »

Numa Sadoul - « La bande dessinée est vraiment l’art de l’ellipse, bien plus que le cinéma…»

René Goscinny - « C’est exactement ça. Et les gags ne sont pas les mêmes. Parfois, en rédigeant mon scénario, j’avais des envies d’ellipses qu’il me fallait réprimer. L’exemple que nous donnons toujours est celui de Lucky Luke: un gag de B.D. irréalisable au cinéma. Nous voulions décomposer le mouvement de Lucky Luke tirant très vite, en utilisant le ralenti: ça ne donnait rien sur l’écran et pour finir. on a dû écarter le gag prévu. » [52]

Il lettore di Astérix può passare rapidamente di pagina in pagina, oppure soffermarsi sui nomi, sui calembours, sui paradossi… Il fumetto è una specie di avventura "à la carte", dove ognuno tiene il ritmo che preferisce.

Ma sullo schermo il ritmo é uguale per tutti e gli autori hanno dovuto trovare un compromesso. Per prima cosa hanno eliminato tutte le massime latine, le note a pie di pagina e i calembours, in altre parole tutte le « ellipses », tutto ciò che era diventato « trop petit, trop léger » per stare sullo schermo.

Hanno poi rimosso quelle battute che si riferivano agli altri album della serie: il pubblico in sala si sarebbe sentito escluso.

Per bilanciare queste perdite ed accontentare i lettori Goscinny e Uderzo hanno salvato alcune gag, tra le migliori dell’albo. Ad esempio il calembour con la parola alexandrin ed il riferimento a Napoleone « dall’alto di queste piramidi…»

Alla fine per non scontentare nessuno si è finito con lo scontentare tutti. La storia è diventata troppo semplice ed infantile perché un adulto la possa apprezzare, ed i bambini si annoiano perché il ritmo è continuamente spezzato da battute che non riescono a capire.

Forse l’errore di fondo è stato il voler riproporre una storia nata per i fumetti, e sembra confermarlo anche Uderzo, diversi anni dopo l’ uscita del film:

« Il est à mon avis plus facile de transposer un film en bande dessinée que l’inverse! (…) Ce sont deux disciplines très différentes. Un scénario ne peut pas servir pour les deux en même temps! » [53] Se rivediamo il film i suoi momenti migliori sono quelli nati per il cinema, come la spia Ginfis[54], che sullo schermo diventa un maestro di travestimenti, capace di trasformarsi in una colonna, nel naso della sfinge, o nello stesso pranzo di Cesare!

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Ginfis all’ opera

Pensiamo anche alle piccole invenzioni visive, come la nave che, scaricando le pietre si alleggerisce fino a prendere il volo, o alla coppia di schiavi magro-grasso.

Eliminare le gag col pretesto che non sono adatte al cinema significa indebolire queste storie. Piccoli episodi come questi mostrano invece che si può salvare la ricchezza di Astérix, a patto di reinventarlo per lo schermo.

Penso soprattutto a « Les douze traveaux d’Astérix », il terzo film della serie. Goscinny ha cercato in ogni modo di evitare gli errori di « Astérix et Cléopatre »: ha preparato una sceneggiatura inedita, nata per il cinema, ha creato uno studio d’animazione e ha seguito la realizzazione del cartoon per ben due anni. Ne è nato il film più ricco della serie, ma paradossalmente anche il meno fortunato…

i protagonisti: nuovi limiti e possiblità

Se preparare lo storyboard è una operazione delicata, altrettanto si può dire del design: le necessità dell’animazione sono ben diverse da quelle dei comics.

La prima differenza si trova nella modalità di visione. Il lettore di fumetti può attardarsi quanto vuole, soffermarsi su figure anche complesse, con forme, colori e tratteggi particolari. Al cinema il pubblico non ha questa libertà, deve seguire delle immagini in movimento, e ha bisogno che siano di facile “lettura”.

Il movimento pone anche un altro problema. I protagonisti di un cartoon si muovono in modo tridimensionale, come in un film. Questo significa che devono essere realizzabili viste di profilo, di fronte.

La terza e ultima differenza è nella preparazione della storia. Il fumettista è un piccolo artigiano, prepara i suoi disegni da solo e può dedicare anche un giorno intero ad un’unica vignetta. In confronto l’animazione è una vera industria: basti pensare che anche il film più statico e limitato richiede almeno 12 disegni al secondo, una mole di lavoro così grande che le produzioni più recenti, come i televisivi Simpsons, decidono di delocalizzarla in India o in Estremo Oriente!

image034Obélix nella BD e nel film Di fronte a tutte queste pressioni Uderzo è stato costretto a ripensare a fondo i suoi personaggi. Per prima cosa ha eliminato i dettagli più minuti, come le rughe di Cesare o i fregi della cintura di Obélix.Ha poi semplificato i tratti che erano rimasti, in modo che si potessero disegnare più rapidamente: i baffi dei galli sono diventati lisci, i capelli sulla testa di Panoramix sono più spessi…E infine, per rendere i movimenti più agevoli ha ingrandito mani e teste a discapito dei corpi.

Il risultato finale non è dei più esaltanti: sul fumetto i personaggi erano caricaturali ma belli a vedersi grazie al morbido tratto di Uderzo. Quelli del cartoon sono… deformi. Idéfix, Amonbofis e Panoramix sono abbastanza riusciti ma Astérix e Obélix…

Per i grandi film d’animazione capita spesso che le cel siano vendute ai collezionisti, ma dubito che qualcuno incornici mai una cel di questo film !

Se il passaggio sullo schermo ha indebolito visivamente i personaggi, li ha dotati di una possibilità nuova: la voce

In un cartoon le voci sono il riferimento attorno al quale verranno animati i dialoghi, i gesti ed i movimenti dei personaggi, ma non solo.

Le voci danno un’anima ai personaggi, almeno quanto il loro disegno. Pensiamo alle serie anni ’60 di Hanna-Barbera: avevano una animazione ridottissima e delle storie sempre uguali, ma sono popolari ancora oggi grazie al loro doppiaggio. Cosa rimarrebbe di Yogi e Boo boo, i celebri personaggi di Hannah-Barbera, senza le loro voci ? Quando un cartoon viene creato da zero non è raro che l’aspetto del personaggio venga addirittura modellato sul suo interprete!

Per Goscinny e Uderzo il compito era opposto e più difficile: dovevano far parlare dei personaggi di carta, dei personaggi ai quali ogni lettore aveva già dato una voce[55].

Per Obélix la scelta é stata tutto sommato semplice: una voce cavernosa, come quella di Jacques Morel è più che soddisfacente. Per Astérix la scelta era più difficile: dopotutto non si sa nemmeno che età abbia! [56]

image035 Micheline Dax e Roger Carel

L’incarico viene dato a Roger Carel: Goscinny si era innamorato del suo serpente nel "Libro della Jungla". Il doppiatore ricorda« Il m’avait dit " Mon personnage est pratiquement un nabot, et il faut en faire le petit français râleur, qui râle de tout et qui est en colère tout-le-temps" (…) J’ai lui ai proposé cette petite voix et il m’a dit "C’est exactement ça". »[57]

La voce viene immaginata partendo dal carattere del personaggio. Il risultato finale è sorprendente, ma efficace. Stesso metodo per la voce di Cleopatra. Non una voce classica, profonda e sensuale, ma una vera parodia sonora, affidata alle cure di Micheline Dax

«Cette petite Cléopâtre, je lui avais donné une voix ! Elle était capricieuse, fatalement, avec une voix trés authoritaire, puis de temps en temps très grossière.» [58]

Nella stessa intervista ricorda anche l’emozione di Goscinny

« Quand on enregistrait Goscinny était derrière la vitre et il passait un moment de rêve. On sentait qu’il était comblé. Ce qui était très gratifiant pour nous aussi. (…) On aurait dit un petit graçon devant son jouet, son train éléctrique. Il voyait net devant lui ce dont il avait révé. »

musica

In molti cartoon la musica è semplicemente comprata e aggiunta alla fine. Esistono banche sonore pronte per qualsiasi evenienza : Egitto, Fantascienza, Western… Per utilizzarle basta pagare un canone e accoppiare la musica in fase di doppiaggio. I risultati sono discreti, ma la musica rimane anonima, distaccata all’azione.

Per Astérix et Cléopâtre si è preferito avere una colonna sonora originale, composta da Gérard Calvi. Per preparare il suo lavoro ha letto lo storyboard ed ha immaginato diverse musiche d’atmosfera. Secondo il modello di Disney, ogni momento del film é infatti accompagnato dalla musica. Si tratta di brani di alcuni, semplici appunti sonori, nei quali si fanno notare le percussioni africane, ma anche piccole incursioni nella musica balcanica.

Tra i diversi brani ne troviamo due pricipali e in opposizione: la celebre marcetta di Astérix, a sottolineare i successi, ed il tema del tempo che passa, quando le cose si complicano.

Numérobis verrà gettato ai coccodrilli se il palazzo non é terminato in tre mesi. Per trasmettere questa tensione Calvi ha creato un tema tutto giocato sul tempo, in cui i bassi e le percussioni sono martellanti come i rintocchi di un orologio.

Ovviamente il compito più impegnativo per il compositore è stato quello di preparare gli sketch musicali. Anche in questo caso la lezione disneyana è fortissima: se dividiamo in fasi il sogno di Obélix notiamo come segua lo schema dei grandi musical alla Mary Poppins, con un tema principale ripreso e cantato da personaggi diversi. Il terzo momento musicale é il più sorprendente. Amonbofis e Tournevis preparano il dolce avvelenato su uno swing anni ’30, ed i personaggi si mettono a ballare il charleston, usano una padella come un banjo e chiudono la canzone con un po’ di scat singing[59] ! image036

Calvi ha svolto un ottimo lavoro: ha creato pezzi leggeri e curiosi, che sorprendono in una ambientazione egiziana ma riescono a restituire la follia della serie e dei suoi personaggi.

Una curiosità: nel cinema d’ animazione la musica viene composta durante le prime fasi della lavorazione, ma eseguita soltanto alla fine. L’orchestra suona guardando il film e seguendo sia le indicazioni del compositore che quelle del regista!

La musica infatti deve essere « cucita » addosso al film, secondo i voleri del regista, che può chiedere un suono più pieno, facendo aggiungere qualche strumento, o più leggero, eliminando intere sezioni.

animazione

Dopo aver realizzato lo storyboard ed il design, dopo aver scelto le voci e le musiche Goscinny e Uderzo passano il testimone a Belvision, ed il loro controllo diventa molto più indiretto, come ricorda Uderzo

« on me préparait des "boucles" que l’on révisionnait à Bruxelles, et il y avait donc un problème de distance. Quand une scène n’était vraiment pas bonne, on pouvait exiger de la refaire, mais pas entièrement bien sûr. D’autant plus qu’il fallait faire le film en neuf mois! » [60]

Apro una breve parentesi. Cos’è un cartoon? I cartoon sono una serie di immagini in sequenza che, proiettate rapidamente producono una illusione di movimento.

A livello pratico sarebbe impossibile disegnare una nuova immagine per ogni fotogramma, per cui si usano le cosiddette cels, dei fogli di plastica trasparente, che si possono spostare e sovrapporre, risparmiando una gran mole di lavoro. Immaginiamo questa scena: Assurancetourix sta cantando, ed il suo corpo è assolutamente immobile. Gli animatori preparano una cel con il corpo e la testa del personaggio, ed alcune altre che riproducono i diversi movimenti della bocca. Parallelamente un gruppo di artisti prepara lo sfondo adatto, per esempio la piazza del villaggio. image037

image038 Quando i disegni sono pronti vengono passati al camera-man, che li sovrappone (sfondo, corpo del personaggio, bocca) e li immortala con la cinepresa a scatto singolo. Quindi sostituisce la cel della bocca e scatta il secondo fotogramma e così via di finché la scena non é completa.L’animazione di Astérix et Cléopâtre non è particolarmente ricca, per cui i movimenti sono descritti con pochi disegni, spesso ripetuti. Ma sono mancanze alla quali il regista José Dutillien ha sopperito con intelligenza.In primo luogo ha fatto rappresentare le azioni più complesse con scie, nuvole e segni di movimento, ottenendo il doppio vantaggio di citare il fumetto originale e risparmiare animazioni.

In secondo luogo ha sfruttato con intelligenza le potenzialità della cinepresa. Quando il cameraman la utilizza a non è costretto a restar fermo: può anche spostarsi tra uno scatto e l’altro. Se le mettiamo sotto un paesaggio abbastanza lungo e la spostiamo, si crea l’illusione di una carrellata. Per rendersene conto basta pensare alle immagini del cantiere, alla lotta con i pirati, ai colpi di catapulta sul palazzo, alla fuga dei legionari. In questo modo Dutillien ha inserito zoom, carrellate, esplosioni, è riuscito a dinamizzare un po’ il cartoon, senza usare un solo disegno in più !

Concludiamo il nostro studio con una considerazione: i film di Astérix hanno, giustamente, una cattiva nomea. Sono lunghi, noiosi e banalizzano un bel po’ le avventure di Astérix. Lo stesso Uderzo non è entusiasta

« Les deux premiers films n’ont pas été un titre de gloire pour nous le succès découlait du succès des albums. Le public a suivi. Mais Goscinny et moi étions très malheureux à la vision du film, et il a fallu subir plusieurs fois les premières… A force de revoir ces défauts que nous ressentions toujours plus ils étaient devenus énormes! »

Ma studiandoli non li si può attaccare troppo, perché si nota la cura e la professionalità con cui sono stati realizzati. Sono forse il miglior risultato che si potesse ottenere cercando di adattare un fumetto per il grande schermo, con pochi mezzi e in poco tempo.

BIBLIOGRAFIA

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Filmografia

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"Goscinny, profession: humoriste", documentario La Sept-Arte, DVD Astérix et Cléôpatre, Citel, 2000

Sitografia

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AA.VV. Bd Paradisio, http://www.bdparadisio.com , 30/09/02

RIVIERE, Stéphane, Le site francophone d’Astérix http://www.mage.fst.uha.fr/asterix, 31/12/2002

Appendici

Synopsis (http://www.goscinny.net/asterix/syn/img/asterixetcleopatre.pdf)

Etude de l’album, di Stéphane Rivière (http://www.mage.fst.uha.fr/asterix/cleopatr/etude.html)

[1] Bernard de Choisy, Uderzo-Storix l’aventure d’un gallo-romain, éditions Jean-Claude Lattès, 1991, p.90

[2] Albert Uderzo, Uderzo, de Flamberge à Astérix, Ed. Phlippsen,p.115

[3] Albert UDERZO intervistato per Goscinny, profession: humoriste, documentario de La Sept-Arte, all’interno del DVD Astérix et Cléôpatre, Citel Video, 2000

[4] Albert Uderzo, intervistato da Bernard de Choisy, Uderzo-Storix l’aventure d’un gallo-romain, éditions Jean-Claude Lattès, 1991, p.100

[5] René Goscinny, intervista di Jacques Glénat e Numa Sadoul per Schtroupf, les cahiers de la bande déssinée N°22/23, 1973, p.11

[6] Bernard de Choisy, Uderzo-Storix l’aventure d’un gallo-romain, éditions Jean-Claude Lattès, 1991, p.120

[7] René Goscinny, intervista di Jacques Glénat e Numa Sadoul per Schtroupf, les cahiers de la bande déssinée N°22/23, 1973, p.11

[8] Jean Tabary intervistato per Goscinny, profession: humoriste, documentario de La Sept-Arte, all’interno del DVD Astérix et Cléôpatre, Citel Video, 2000

[9] Pilote, N 1, 1959, p.20 [la presentazione era racchiusa nelle tre righe sotto al titolo]

[10] Albert Uderzo, Uderzo, de Flamberge à Astérix, Ed. Phlippsen,p.127

[11] René Goscinny, supplemento al n°125 di Les Inrockuptibles, 05/10/1997, p.12

[12] Vedi André Stoll, L’épopée burlesque de la France, Editions Complexe, p. 24

[13] l’Express n°796, 19/09/1966

[14] René Goscinny intervista raccolta in Goscinny, profession: humoriste, documentario de La Sept-Arte, all’interno del DVD Astérix et Cléôpatre, Citel Vidéo, 2000

[15] Ibidem

[16] René Goscinny, intervista di Jacques Glénat e Numa Sadoul per Schtroupf, les cahiers de la bande déssinée N°22/23, 1973, p.16

[17] Albert Uderzo, intervista di Jacques Glénat e Numa Sadoul per Schtroupf, les cahiers de la bande déssinée N°22/23, 1973, p.14

[18] Albert Uderzo, Uderzo, de Flamberge à Astérix, Ed. Phlippsen,p.177

[19] Albert Uderzo, intervista di Jacques Glénat e Numa Sadoul per Schtroupf, les cahiers de la bande déssinée N°22/23, 1973, p.15 [la Santé é una storica prigione di Parigi]

[20] Ibidem

[21] Una curiosità: in Egitto, durante il regno di Ramesse III, si sarebbe svolto il primo sciopero della storia: gli operai della necropoli reale incrociarono le braccia per i ritardi nel pagamento dei salari.

[22] Riproduzione del synopsis originale scritto da René Goscinny pel l’album : Astérix et Cléopâtre, http://[www.goscinny.net](http://www.goscinny.net/), 01/07/02

[23] Potete leggere l’ intero synopsis in appendice

[24] Pierre Fresnault-Deruelle, Hachette essais, 1977, pp.76/77

[25] Nell’albo Goscinny è addirittura autoironico: la costruzione del palazzo è indicata come un “prodige” per ben ben otto volte! Decisamente troppe per poterlo prendere seriamente…

[26] È uno dei tanti rituali della serie: In ciascun episodio certi pirati si imbattono nei galli, e vengono invariabilmente affondati.

[27] Esiste un precedente illustre…

[28] Salvatore Attardo, Humorous texts: a semantic and pragmatic analysis, Mouton de Gruyter, Berlin New York, 2001

[29] In italiano “tormentoni”

[30] 25 albi, sei film d’animazione, due con attori reali, uno sceneggiato radiofonico ed un libro in braille.

[31] René Goscinny, Astérix chez Rahazade, *Ed. *Albert René, 1987

[32] Intervista inedita raccolta da Bd Paradisio, http://www.bdparadisio.com, 30/09/02

[33] La terminologia è tratta da Emil A. Draitser, Techniques of satyre: the case of Saltykov-Scedrin, Mouton de Gruyter, Berlin-New York 1994

[34] René Goscinny, intervista di Bernard Pivot per Lire, 05/1976

[35] In Astérix è citato anche il vecchio Clovis: Il capo dei galli, Abraracourcix, si muove su uno scudo come lui (ma in equilibrio ben più precario)

[36] G. Bruno, Le Tour de la France par deux enfants, Cours moyen, Belin éd., 1877 [ Le tour de Gaule d’Astérix, secondo albo della serie, é una sua parodia ]

[37] René Goscinny, supplemento al n°125 di Les Inrockuptibles, 05/10/1997, p.8

[38] Fréderic Maguet, Ils sont fous d’Astérix, un mythe contemporain , Ed. Albert René, p.48

[39] Monumento dell’animazione americana, tra le sue creature ricordiamo: Daffy Duck, Droopy, Wolfy, la ballerina Red, Screwy Squirrel, gli scarafaggi Raid…

[40] René Goscinny, supplemento al n°125 di Les Inrockuptibles, 05/10/1997, p.8

[41] Maurice de Bévère, intervista per Schtroupf, les cahiers de la bande déssinée N°22/23, 1973, p.18

[42] Ibid.

[43] Albert Uderzo, intervista per Schtroupf, les cahiers de la bande déssinée N°22/23, 1973, p.18

[44] Bernard de Choisy, Uderzo-Storix l’aventure d’un gallo-romain, éditions Jean-Claude Lattès, 1991, p.38

[45] Secondo il cliché francese è la pronuncia tipica dei neri delle colonie

[46] “Astérix chez les Goths”, Dargaud éditeur, 1963

[47] Albert Uderzo, Uderzo, de Flamberge à Astérix, Ed. Phlippsen,p.115

[48] Nel 2001, in occasione del film di Alain Chabat « Astérix et Obélix: mission Cléopâtre » questa stessa copertina è stata “svecchiata”, eliminando ogni riferimento al kolossal. Scelte di marketing…

[49] Gli aneddoti di questo capitolo sono tratti da Bernard de Choisy, Uderzo-Storix l’aventure d’un gallo-romain, éditions Jean-Claude Lattès, 1991, p.38

[50] Albert UDERZO intervistato per Goscinny, profession: humoriste, documentario de La Sept-Arte, all’interno del DVD Astérix et Cléôpatre, Citel Video, 2000

[51] Les Cahiers du Cinéma n. 198, 02/1968 p. 320

[52] René Goscinny, intervista per Schtroupf, les cahiers de la bande déssinée N°22/23, 1973, p.11

[53] Albert Uderzo, intervista per Schtroupf, les cahiers de la bande déssinée N°22/23, 1973, p.14

[54] Spia che curiosamente perde il nome passando sullo schermo. Colpa del riferimento alcolico?

[55] Una scelta che ad esempio Schulz non si è mai sentito di prendere: lo Snoopy dei cartoon è praticamente muto.

[56] L’unica fuga di notizie ci viene da una pettegola del villagio " mon mari, Agecanonix dit qu’il est moins jeune qu’il ne parait" [La Zizanie ,1970]

[57] Roger CAREL intervistato per Goscinny, profession: humoriste, documentario de La Sept-Arte, all’interno del DVD Astérix et Cléôpatre, Citel Video, 2000

[58] Ibid.

[59] Il cantato non-sense tipico del jazz

[60] Albert Uderzo, intervista per Schtroupf, les cahiers de la bande déssinée N°22/23, 1973, p.13

[61] Goscinny e Uderzo, riuniti in casa di quest’ultimo stavano cercando un’idea per il nuovo episodio di Astérix. Ada li interruppe chiedendo se volessero qualcosa da bere. René, contrariato per la distrazione le disse: “Tu, rientra nell’armadio!”. In seguito concluderà ciascun synopsis facendo ironicamente uscire Ada e il “lapaing” dall’armadio (il lapaing è sua moglie, nata a Nizza)


Alain Dellepiane

Alain Dellepiane @gloc247 16 February 2002
Alain is the founder of team GLOC. Want to read more about localization? You should probably try this blog's Best of, which has a dozen of the best articles ready to read. (View all posts by Alain ➜)

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